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26 Luglio 2021- Aggiornato alle 00:12

Da Fabriano a Modena per curare i reni: la storia di Marta, che non si è arresa

MODENA – Marta è una giovane di trent’anni, che vive a Fabriano, in provincia di Ancona. Da anni, si legge nel comunicato stampa diffuso dall’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Modena, convive con una glomerulonefrite a depositi mesangiali di IgA (IgAN), un’alterazione della funzione dei glomeruli, minuscoli gomitoli di vasi sanguigni del rene che filtrano il sangue, primo processo svolto dal rene nella formazione dell’urina. Il problema di Marta è acuito dal fatto che la giovane ha mostrato in passato un’importante intolleranza al cortisone che è il principale rimedio contro questa patologia. Due anni fa la situazione dei reni di Marta ha cominciato a degenerare rapidamente, tanto da aumentare il rischio di dover ricorrere alla dialisi e al trapianto. È allora che la tenacia di Marta e di sua madre Olga ha fatto loro incontrare i professionisti della Nefrologia e Dialisi dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria di Modena, diretta dal prof. Gianni Cappelli di Unimore. Qui è stata curata con una terapia sperimentale – con una procedura eccezionale – mentre parallelamente è iniziata la valutazione di idoneità a poter ricevere un rene da sua madre Olga.

“Sono felice che Marta abbia trovato a Modena risposta ai suoi problemi – ha commentato il dottor Claudio Vagnini, direttore generale dell’AOU di Modena – e faccio i complimenti a tutto il personale della Nefrologia e Dialisi per l’ottimo lavoro. La terapia rientra nel cosiddetto uso compassionevole di un farmaco sottoposto a sperimentazione clinica al di fuori della sperimentazione stessaSi tratta di una procedura eccezionale, che può essere utilizzata solo in pazienti affetti da malattie gravi o rare quando, a giudizio del medico, non vi siano ulteriori valide alternative terapeutiche, o nel caso in cui il paziente non possa essere incluso in una sperimentazione clinica. E’ indispensabile una accurata valutazione da parte del clinico richiedente in termini di appropriatezza rispetto al caso clinico specifico, unitamente all’approvazione della richiesta da parte del Comitato Etico, previa conferma della disponibilità alla fornitura gratuita del medicinale da parte dell’azienda farmaceutica produttrice del medicinale

“Ero disperata e depressa – racconta Marta – perché non vedevo una soluzione alla mia sofferenza; poi Giorgio, un mio amico che studia farmacologia in Olanda, mi ha segnalato alcuni studi sperimentali e ho contattato diversi centri. Alla fine, ho conosciuto il prof. Riccardo Magistroni della nefrologia modenese che ha preso a cuore il mio caso. Grazie a tutta l’equipe ora ho un progetto terapeutico tracciato e grazie a mia madre che mi donerà il suo rene, posso vedere la luce in fondo al tunnel”.

“La glomerulonefrite a depositi mesangiali di IgA – spiega il prof. Gianni Cappelli – rappresenta circa il 20% delle glomerulonefriti che colpiscono i bambini e gli adolescenti. Il sintomo iniziale è spesso la presenza di urine di colore scuro. Si tratta di una patologia autoimmune che porta queste immunoglobuline, che normalmente hanno una funzione protettiva contro i batteri, a innescare una reazione infiammatoria che danneggia i glomeruli renali e provoca così la glomerulonefrite”. Sono circa 500 i pazienti che negli anni sono stati seguiti a Modena con questa patologia. “La terapie di primo livello è costituita dal cortisone che, però, Marta non può assumere”.

“Quando Marta è giunta da noi a novembre del 2020 – aggiunge il prof. Riccardo Magistroni, nefrologo del Policlinico e docente Unimore – i suoi reni erano molto compromessi, visto che non era stato possibile sottoporla alla terapia cortisonica che è l’unica terapia consolidata e suggerita dalle linee guida internazionali, salvo protocolli sperimentali. Purtroppo, i parametri di Marta erano così compromessi da non poterla inserire nei protocolli sperimentali ai quali stiamo partecipando. Se non fossimo intervenuti l’avrebbe aspettata la dialisi, unica terapia in attesa del trapianto. Per questo motivo abbiamo pensato di fare richiesta ad uso compassionevole di un farmaco che potesse essere di aiuto alla paziente. Come suddetto, è possibile chiedere questa particolare forma di somministrazione di farmaci sperimentali laddove vi siano stati dati preliminari di efficacia ma non sia ancora stata completata tutta la procedura di autorizzazione alla commercializzazione del farmaco. Il farmaco oggetto di questa specifica richiesta ad uso compassionevole non ha ancora concluso la sperimentazione internazionale di fase III ma proprio all’inizio di quest’anno sono stati pubblicati i primi dati di efficacia della precedente sperimentazione di fase II con risultati molto incoraggianti. Ottenuto il parere favorevole del Comitato Etico, lo abbiamo cominciato a somministrare a Marta a febbraio 2021. I risultati sono buoni e ci permettono di affrontare con serenità il periodo di attesa per il trapianto.”

 Il farmaco è efficace attraverso l’inibizione della componente infiammatoria-autoimmunitaria che è alterata nei pazienti affetti da IgAN. In particolare, inibisce uno degli enzimi di attivazione del complemento chiamata MASP-2. Il complemento è una componente centrale del nostro sistema immunitario ed è disregolato in questi pazienti.

“Il nuovo farmaco – commenta il dottor Giacomo Mori, nefrologo responsabile della lista trapianti – sta lavorando bene e questo ci consente di effettuare lo screening propedeutico al trapianto da vivente. Non è una garanzia assoluta che Marta non dovrà sottoporsi a un periodo di dialisi, ma i dati clinici di Marta ci danno speranze che questo rischio non sia al momento elevato. Inoltre, la generosità della mamma di Marta, che si offerta come donatrice per trapianto da vivente, ci consentirà di limitare la somministrazione di farmaci steroidei, vista l’ottima compatibilità tra madre e figlia. Potremo procedere appena dopo l’estate, ma speriamo di poter posticipare il più possibile questa procedura sperando che la terapia sperimentale stabilizzi la funzione renale di Marta il più a lungo possibile”.

“A Modena ho trovato grande professionalità – ha concluso Marta – ma soprattutto umanità, gentilezza e disponibilità. Ormai qui mi sento protetta e quasi a casa. Grazie a questo clima e al supporto della mia famiglia sto vedendo finalmente un percorso tracciato, so che sarà lungo ma almeno so cosa succederà. Grazie”.

“Qualche settimana fa – ha concluso il dottor Vagnini – abbiamo raccontato la storia del trapianto da vivente tra don Eustache e don Jean Michel, donatore e ricevente non compatibili. Oggi raccontiamo quella di Olga e Marta. Due storie scritte dalla splendida umanità dei pazienti e dei nostri professionisti, che è il motore della grande qualità assistenziale e tecnica che la nostra Azienda sa esprimere”.

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