Si è tenuto stamattina a Medolla il primo presidio di protesta, organizzato nell’ambito delle 40 ore di mobilitazione indette dai sindacati, dopo l’annuncio della proprietà di Vantive – il fondo statunitense Carlyle – di non voler più investire sull’azienda biomedicale.

Sul tavolo c’è l’ipotesi di una vendita: non è chiaro se l’azienda verrà ceduta così com’è, spezzettata o ridimensionata. Quel che è certo è la forte preoccupazione dei lavoratori. Sono circa 500 quelli direttamente coinvolti; fino a poco tempo fa erano 800. I 300 in meno sono lavoratori interinali già tagliati in una prima operazione di contenimento dei costi.

Un sacrificio che, evidentemente, non è bastato. Secondo quanto spiegato da sindacalisti e amministratori intervenuti al presidio, la scelta della proprietà risponderebbe a logiche esclusivamente finanziarie, non industriali.

Eppure la posta in gioco va oltre i numeri: si parla di 500 famiglie e di un territorio che, dopo il terremoto, ha visto confluire ingenti fondi pubblici proprio su questa realtà produttiva. Fondi che, ricordano i rappresentanti dei lavoratori, appartengono alla collettività.

E intanto, annunciata una assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini sabato alle 11 al Teatro di Medolla. 

 

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