“Pensioni d’oro, la grande illusione” – Editoriale di Andrea Lodi

Foto Andrea 12-9-14di Andrea Lodi*

Il primo semestre del 2014 non è iniziato bene per i nostri parlamentari. Sono stati infatti chiamati a “legiferare” in materia di riforma delle pensioni, o meglio, ad affrontare il delicato tema delle cosiddette “pensioni d’oro”.

Innanzitutto chiariamo che nel nostro Paese pare che il 15,8% della popolazione abbia raggiunto lo status di “povero” e che una pensione su due non supera i 1.000 euro mensili. Precisiamo inoltre che pare ci siano più di 7 milioni di italiani che percepiscono una pensione da fame (attorno ai 500 euro mensili), a seguito del sistema cosiddetto contributivo, mentre altri privilegiati, la cui pensione viene erogata secondo il “vecchio” sistema retributivo, prelevano agli entri previdenziali somme ben superiori a quelle che hanno versato durante il periodo lavorativo, fino ad arrivare al caso limite del siciliano Felice Crosta, che dopo pochi mesi a capo dell’Agenzia per i rifiuti è andato in pensione alla modica cifra di 41 mila euro mensili, ovvero 1.400 euro al giorno (la Corte dei Conti ha deciso di “alleggerire” l’assegno annuale di Crosta ad “appena” 219 mila euro).

Sempre rimanendo in Sicilia, che più che un’isola sembra una grande voragine dove confluiscono fiumi di danaro in maniera assolutamente ingiustificabile, nel 2012 la Regione Sicilia ha sfornato ben 365 baby pensionati con assegni da quasi 7mila euro mensili, con l’aggiunta, oltretutto, che c’è chi, dopo la pensione, torna a lavorare come esperto o come assessore: tutto a spese dei contribuenti.

Tornando a Roma, che cosa è accaduto esattamente nel Parlamento italiano ?

E’ accaduto che la maggioranza dei parlamentari ha bocciato la proposta della “fratella d’Italia” Giorgia Meloni, di stabilire un tetto massimo, fissato sui 5.000 euro mensili, oltre il quale calcolare i contributi previdenziali versati e, qualora questi non fossero corrispondenti all’effettiva pensione erogata, di tagliare la parte eccedente il tetto dei 5.000 Euro. I soldi risparmiati sarebbero dovuti servire ad aumentare poi le pensioni minime e quelle di invalidità.

Ma chi sono i “pensionati d’oro” ?

Dal punto di vista numerico sono ben centomila i super-pensionati italiani, che costano al sistema ben 13 miliardi di euro all’anno. Dati che sono stati resi noti dal sottosegretario al Welfare, Carlo Dell’Aringa, rispondendo in commissione Lavoro della Camera a un’interrogazione di Deborah Bergamini (Pdl), che afferma: “I dati che ho ricevuto dal Ministero del Lavoro dimostrano quanto sia urgente un intervento sulle cosiddette pensioni d’oro. Questi numeri dimostrano tutta la portata distorsiva di quel criterio retributivo dal quale ci stiamo fortunatamente allontanando grazie alle riforme pensionistiche degli ultimi anni – che continua – è evidente che il tema coinvolge una questione di equità e di coesione sociale non più trascurabile dalle istituzioni, specialmente in un momento di grave crisi economica e di pesanti sacrifici per tutti”.

Ecco i nomi.

Al vertice della Top-Ten troviamo Mauro Sentinelli, ex dirigente Telecom, che percepisce una pensione mensile di euro 91.337,18. Dal 2° al 4° posto entriamo nella fascia 60.000-51.000 euro, dove troviamo, ad esempio, Alberto De Petris, ex dirigente Telecom. Dal 5° al 10° posto entriamo nella fascia dei 40.000 euro, dove troviamo, tra i più,Vito Gamberale, ex AD di F2i, Alberto Giordano, ex dirigente Cassa di Roma e Federico Imbert, ex dirigente JP Morgan.

Conclusione

Una equilibrata redistribuzione dei fondi pensionistici, permetterebbe al Paese, da un alto di aumentare le pensioni minime, portandole ad una soglia di “sostenibilità”, dall’altro di ridurre l’età pensionabile, il ché darebbe anche un consistente contributo all’occupazione. Maurizio Landini, segretario Fiom, ci ricorda che una delle strategie adottate dai tedeschi, a parziale risoluzione del problema della disoccupazione, è stata quella di “ridurre l’età pensionabile da 67 a 63 anni, mentre in Italia – continua – per trecentomila persone è aumentata l’età per andare in pensione e guarda caso quasi di trecento mila sono aumentati i livelli di disoccupazione”.

Ricordiamo che in Italia, secondo quanto disposto dalla Legge di Stabilità approvata poco prima di Natale, per i lavoratori dipendenti o autonomi e per le lavoratrici del settore pubblico, la quota è fissata a 66 anni e tre mesi; per le lavoratrici del settore privato la quota si abbassa a 63 anni e 9 mesi; infine, le lavoratrici autonome avranno come tetto 64 anni e 9 mesi.

 

 

* Andrea Lodi, originario di San Prospero (Mo)è aziendalista, specializzato in Pianificazione Strategica. Docente e consulente per conto di imprese private, enti di formazione, associazioni di categoria, organizzazioni NO PROFIT, società di consulenza ed università. Giornalista economico, dal gennaio 2009 curo “Economix“, la rubrica economica di PiacenzaSera.it.

www.andrealodi.it

 

Articolo tratto da Economix, rubrica economica di PiacenzaSera.it 

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