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Presunti pedofili della Bassa, Fabbri e Bargi (LN): “Da Musti dichiarazioni sorprendenti”

Fanno discutere le parole del procuratore capo di Modena Lucia Musti alla notizia della richiesta delle famiglie coinvolte nell’inchiesta sui presunti pedofili della Bassa di riaprire il processo.

Sulla questione sono intervenuti Alan Fabbri e Stefano Bargi, rispettivamente capogruppo e consigliere regionale Lega Nord, che così hanno dichiarato in una nota:

“Con stupore apprendiamo dalla stampa le dichiarazioni del pubblico ministero del tribunale di Modena, Lucia Musti relative alla tragica vicenda narrata nell’inchiesta Veleno. Sull’ipotesi di una revisione del processo Musti ha espresso pubblicamente un parere negativo parlando di “inopportunità di rimestare vicende dolorose”, nonostante all’epoca dei fatti non fosse nemmeno di istanza a Modena. A contrario noi riteniamo sia doveroso fare luce sulle responsabilità di tutti, nessuno escluso, in una vicenda che ha creato tanto dolore. E lo ribadiamo: in un eventuale processo la Regione Emilia Romagna dovrebbe costituirsi parte civile”.

“A contrario di quanto dichiarato dalla pm Musti, che si è pubblicamente espressa, a quanto pare, in senso preventivamente negativo sull’ipotesi di una revisione del processo, avanzata dall’avvocato che segue le famiglie, come consiglieri regionali eletti anche dai territori interessati, nonché come cittadini profondamente toccati dalla vicenda riteniamo opportuno e doveroso, a fronte di evidenti errori, che hanno causato dolore e sfferenze a tante famiglie, che chi ha sbagliato paghi, a tutti i livelli”, spiega il capogruppo.

“Troppe volte in Italia accade purtroppo il contrario, ma in questa vicenda sono stati coinvolti decine di minori, segnati per sempre da errori commessi da dipendenti del servizio pubblico e perpetrati per anni: non è possibile, dunque, far passare eventuali responsabilità sotto silenzio”, ribadisce Fabbri.

Per questo “come consiglieri della Lega Nord abbiamo presentato una interrogazione regionale per sapere in che modo gli operatori coinvolti siano stati chiamati rispondere di quanto accaduto o se, come risulta, siano ancora alle dipendenze del servizio socio sanitario”, aggiunge Bargi. “Ribadiamo inoltre il nostro appello alla giunta regionale dell’Emilia Romagna affinché dia  un segnale forte di vicinanza alle vittime di questa tragedia”, continua il consigliere “se le famiglie confermeranno l’intenzione di intentare causa all’Ausl e a quanti hanno commesso errori in questa vicenda, la Regione farebbe bene a costituirsi parte civile”. Infine, concludono i consiglieri “alla luce degli ingenti costi pubblici sostenuti dalla nostra comunità per questi processi chiederemo conto in dettaglio delle spese sostenute”.

Inoltre, alle parole di Lucia Musti ha risposto anche Pablo Trincia, co-autore dell’inchiesta giornalistica Veleno prodotta da Repubblica.it e che ha riacceso i riflettori sulla vicenda. Trincia risponde così sulla sua pagina Facebook:

Vorrei tuttavia ricordare alla Dottoressa Musti che:

1) Il bambino da cui sono partite tutte le accuse oggi dichiara di essersi sentito pressato e di aver probabilmente raccontato cose non vere. Questo è ciò che ci ha scritto:
“Per forza un bambino parla di fantasie, dopo 8 ore di stress, e pressione vorresti solo andare a dormire. Mi dispiace per tutta la gente buona che è stata arrestata. Fino a 3 anni fa credevo ancora a tutto quanto.
O dentro magari non capisci se è vero o no. Ma se molte cose non si riescono a ricordare dopo ci arrivi a capire che ti hanno usato come volevano, o per i loro scopi. E me ne do una colpa, perché potevo essere allontanato, ok, ma senza mettere in mezzo gente che non ci è mai c’entrata nulla in una storia montata e rimontata da mille bambini, solo con nomi differenti. E più vai avanti e più speri solo che nessuno ti venga a dare la lezione che meriti. Io è da un anno e qualcosa che ho seri dubbi su tutto. E cerco di vivere senza darci un peso eccessivo. Ma con rabbia verso la gente che mi ha usato”.

2) Il metodo con cui questi 16 bambini sono stati sottratti ai genitori (non avevano mai accusato nessuno, né detto nulla) è molto discutibile.
Così come è molto sospetto il fatto che tutti coloro che siano passati dalle stanze dei Servizi Sociali di Mirandola abbiano poi raccontato storie surreali e inverosimili.
Soprattutto quando questo fenomeno si è verificato in decine di casi analoghi in giro per il mondo, e che venga persino studiato nei manuali di letteratura scientifica.

3) La ginecologa che ha visitato le bambine abbia lasciato intendere in un’intervista di avere dei forti pregiudizi nei confronti di genitori sospettati di abusi, e abbia accusato la collega anatomopatologa Cristina Cattaneo di aver ricostruito degli imeni di bambine abusate con Photoshop (!!!!)
Questo dopo aver affermato che un imene può ricrescere e dopo essere stata pubblicamente umiliata e definita incompetente in un processo a Milano in cui aveva fatto da consulente per il PM.

Evito di elencare le altre decine di anomalie e stranezze di questa vicenda giudiziaria che sembra uscita da un libro di fantascienza.

Questo caso merita di essere ristudiato attentamente.

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