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La disuguaglianza tra ricchi e poveri alimenta la rabbia sociale

di Andrea Lodi

Il rapporto Oxfam 2019 dal titolo “Bene pubblico o ricchezza privata?”, ci presenta un quadro sconcertante sulla situazione sociale ed economica dell’intero pianeta.

Iniquità sociale nel mondo

Secondo il rapporto l’1% della popolazione mondiale detiene quasi la metà della ricchezza aggregata netta totale (per la precisione il 47,2%), mentre 3,8 miliardi di persone, (il 50% dell’intera popolazione mondiale), ne detengono appena lo 0,4%.

“L’anno scorso, da soli, 26 ultramiliardari – si legge nel rapporto – possedevano l’equivalente ricchezza della metà più povera del pianeta. Una concentrazione di enormi fortune nelle mani di pochi, che evidenzia l’iniquità sociale e l’insostenibilità dell’attuale sistema economico”.

Sempre più persone in povertà estrema da una parte, pochi Paperoni ultra-miliardari dall’altra.

Una marcata disuguaglianza sociale ed economica che non accenna a diminuire. Tanto nei paesi ricchi, Italia compresa, quanto in quelli che un tempo ormai lontano venivano definiti “in via di sviluppo”.

La lotta alla disuguaglianza sociale ed economica

Il “rapporto” individua alcune misure, di immediata applicazione, che risolverebbero in gran parte il problema:

  1. lo sviluppo di servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione;
  2. la lotta all’elusione fiscale;
  3. un’imposizione fiscale che chieda a tutti di contribuire a una società più equa in base alle proprie possibilità.

L’ingiusta distribuzione della ricchezza, infatti, potrebbe essere risolta in parte se l’1% dei più ricchi pagasse lo 0,5% in più di imposte sul patrimonio. Occorre tenere presente che negli anni, i governi dei Paesi più ricchi (o meglio, dove sono presenti i Paperoni del Pianeta), hanno ridotto se non addirittura eliminato la cosiddetta “imposta patrimoniale”. Nel 2015 nel mondo, infatti, solo il 4% delle entrate fiscali si riferiva a imposte sul patrimonio. E nel tempo la situazione è peggiorata. Il carico fiscale si è sempre più spostato sui redditi da lavoro e sui consumi.

Ciò che sorprende del rapporto del 2019, è che in sostanza, vengono dette le medesime cose del rapporto del 2015. A distanza di (solo) quattro anni il divario “ricchi – poveri” è aumentato, ma le misure suggerite per ridurlo rimangono sempre le stesse.

La situazione in Italia

In Italia la situazione non è diversa. Nel 2018 il 5% degli italiani possedeva la medesima ricchezza del restante 90% della popolazione.

Il 10% degli italiani con il maggior patrimonio, possiede più di sette volte la ricchezza detenuta dalla metà più povera dei cittadini del nostro paese. Un divario che si è ampliato nel corso del tempo.

Dal punto di vista fiscale, anche l’Italia, come altri Paesi a capitalismo avanzato, ha ridotto se non addirittura eliminato l’imposta patrimoniale, con l’aggravante che soffre di un’evasione fiscale che vale circa il 7% del PIL nazionale (praticamene il PIL del Piemonte).

Conclusioni

La distanza crescente tra ricchi e poveri “alimenta la rabbia sociale in tutto il mondo” e “danneggia le nostre economie”, si legge nel rapporto.

Anche se non è più di moda parlare di “equità sociale ed economica”, o detto in altri termini, una più equa ridistribuzione della ricchezza, ciò che può sembrare un nuovo paradigma, è in realtà un concetto vecchio ormai di secoli.

I Paperoni delle società moderne per tutelare i propri patrimoni hanno bisogno di rinunciare ad una piccola parte della loro ricchezza, per ridistribuirla a quella parte della popolazione che sta superando, se non l’ha già superata, la soglia della povertà. Può sembrare assurdo, ma in una prospettiva di lungo periodo è assolutamente conveniente.

Solo le società dove è garantita “la quota di medio benessere” possono crescere e migliorarsi. Solo se ci si può permettere di realizzare investimenti a vantaggio dell’intera collettività, e garantire servizi socio-sanitari ed educativi a tutta la popolazione, si può creare la visione di un futuro sostenibile. Gli esempi? Molto vicini a noi, in direzione Nord, a circa 1500 chilometri da Modena.

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