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Covid19: i Paesi con la migliore Sanità al mondo

di Andrea Lodi

I sistemi sanitari della maggioranza dei Paesi dell’intero pianeta sono sotto pressione. La pandemia del virus Covid19, da un paio di mesi sta effettivamente mettendo in crisi Paesi che vantano sistemi sanitari considerati tra i più eccellenti e performanti del mondo.

 

Tra questi anche l’Italia, il Paese che sta soffrendo più di altri gli effetti della pandemia, sia in numero di contaminati che di decessi.

L’importanza del sistema sanità nel mondo

In effetti mai come ora ci rendiamo conto di quante conquiste siano state fatte in campo sanitario. Se consideriamo che un buon sistema di assistenza sanitaria è composto da tutte quelle pratiche, volte a mantenere o migliorare la salute dei cittadini con azioni che vanno dalla prevenzione, diagnosi e cura di problemi fisici e mentali e servizi socio-assistenziali, in Italia (non tutta, purtroppo), non possiamo di certo lamentarci.

L’accesso all’assistenza sanitaria non è uguale in tutto il mondo, ma varia molto da Paese a Paese ed è spesso influenzato da fattori economici e sociali. Spesso accade, come in Italia, che sussistono differenze sostanziali a livello geografico: il Nord ha un sistema sanitario più performante rispetto al Sud.

Un sistema sanitario ben funzionante, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, deve poter contare su finanziamenti costanti, deve puntare sull’innovazione e deve avere personale altamente qualificato e competente.

Ma chi stabilisce quali sono i sistemi sanitari migliori, e sulla base di quali criteri vengono scelti?

I Paesi con la migliore sanità al mondo

Ogni anno, in effetti, vari istituti di ricerca analizzano i Paesi del mondo dal punto di vista dell’assistenza sanitaria. Quasi tutti gli istituti di ricerca concordano che ai primi posti si trovano i Paesi Bassi.

1) IL COMMONWEALTH FUND

In un’indagine condotta dal Commonwealth Fund (Fondazione americana per la promozione di un sistema sanitario ad alte prestazioni) sono stati analizzati diversi fattori che prendono in considerazione diversi aspetti della sanità, tra cui:

  • il processo di cura, che comprende le misure di prevenzione adottate, le pratiche di assistenza sicura e coordinata e infine l’impegno e le preferenze dei pazienti;
  • l’accesso, che tiene in considerazione l’accessibilità ai servizi e la tempestività dell’erogazione;
  • l’efficienza amministrativa;
  • gli esiti dell’assistenza sanitaria, ossia la salute generale della popolazione, il tasso di mortalità e gli esiti sanitari specifici delle diverse patologie.

Dallo studio effettuato dal Commonwealth Fund, sono il Regno Unito, l’Australia e i Paesi Bassi ad avere il sistema sanitario migliore del mondo.

2) HEALTHCARE QUALITY and ACCESS INDEX

Uno degli indici più conosciuti a livello sanitario è l’HAQ (Health Assessment Questionnarie), l’indice di accesso e qualità dell’assistenza sanitaria, che attribuisce un punteggio compreso tra 0 e 100. I Paesi che offrono i migliori sistemi sanitari si collocano tra 90 e 96 punti.

L’indice viene calcolato utilizzando i dati del “Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study” relativi a 195 Paesi nel mondo, e prende in considerazione: la mortalità evitabile per 32 malattie, la spesa sanitaria pro-capite, un indicatore composito di 11 interventi di copertura sanitaria universale e le risorse umane per i servizi sanitari. In questo studio, che non può essere assimilato ad una vera e propria classifica, l’Italia raggiunge un HAQ Index di 89, collocandosi al 10° posto, a pari merito con Lussemburgo e Giappone e preceduta da Andorra (95), Islanda (94), Svizzera (92), Svezia, Norvegia, Australia, Finlandia, Spagna, Paesi Bassi (90).

3) THE LEGATUM PROSPERITY INDEX

Secondo l’indice di prosperità del Legatum Institute, organizzazione indipendente di Londra, tra i 167 Paesi analizzati sotto diverse categorie, dal punto di vista sanitario, ai primi tre posti troviamo Singapore, Giappone e Svizzera. Nel rapporto, denominato THE LEGATUM PROSPERITY INDEX 2019, sono state esaminate e valutate le diverse infrastrutture sanitarie presenti sul territorio, la salute fisica e mentale di base e la disponibilità e accessibilità a cure preventive. Ne è emerso che la top ten dei migliori paesi sotto l’aspetto sanitario è rappresentata da: 1. Singapore; 2. Giappone; 3. Svizzera; 4. Corea del Sud; 5. Norvegia; 6. Hong Kong; 7. Islanda; 8. Danimarca; 9. Paesi Bassi; 10. Austria.

L’Italia si trova al 17° posto. Germania, Spagna e Francia rispettivamente al 12°, 13° e 16° posto.

4) LA CLASSIFICA BLOOMBERG SULL’EFFICIENZA DEL SISTEMA SANITARIO

Nella classifica stilata da Bloomberg dei Paesi che godono dei sistemi sanitari più efficienti, l’Italia spicca tra le prime posizioni. Lo studio non analizza tutti i Paesi del mondo, ma solo quelli che hanno determinate caratteristiche: un PIL pro capite di almeno 5.000 dollari; una popolazione di almeno 5 milioni di abitanti; un’aspettativa di vita superiore a 70 anni.

La classifica del 2019 vede ai primi tre posti Hong Kong, Singapore e la Spagna seguita dall’Italia, Korea del Sud, Israele, Giappone, Australia, Taiwan e infine gli Emirati Arabi. L’esito della classifica dipende principalmente da tre fattori: aspettativa di vita; costo del sistema sanitario relativo; costo del sistema sanitario assoluto.

Italia e Spagna, che nel rapporto “The Legatum Prosperity Index” trovavamo rispettivamente al 17° ed al 13° posto, comunque in buona posizione, assieme a Germania e Francia, per Bloomberg invece occupano una posizione di assoluto rispetto: il 3° posto per la Spagna ed il 4° posto per l’Italia. Per trovare Germania e Francia, invece dobbiamo andare rispettivamente al 45°ed al 15° posto.

Perché queste differenze?

Il motivo è da ricercarsi nei criteri adottati da Bloomberg. La Germania, pur avendo un sistema sanitario assolutamente efficiente, presenta un aspettativa di vita inferiore e un costo del sistema sanitario più alto.

5) LA NEWSWEEK WORLD’S BEST HOSPITALS 2020

Per la seconda volta, in collaborazione con la società di ricerca Statista Inc., Newsweek, la prestigiosa rivista americana, ha stilato una classifica dei 100 migliori ospedali di ben 21 Paesi nel mondo.

La “Newsweek World’s best hospitals 2020”, che stila l’elenco delle migliori strutture sanitarie al mondo e di ogni singolo Paese, viene definita in base al tenore e all’aspettativa di vita, alle dimensioni della popolazione, al numero di ospedali e alla disponibilità dei dati.

L’indagine di Newsweek si differenzia dalle precedenti perché analizza le singole strutture sanitarie e non il sistema sanitario adottato dai singoli Paesi.

Al sondaggio, condotto tra settembre e novembre del 2019, hanno risposto oltre diecimila, tra medici e pazienti degli Stati individuati.

I Paesi esaminati nel 2020 sono stati complessivamente ventuno, undici dei quali europei: USA, Canada, Germania, Francia, Regno Unito, Svizzera, Corea del Sud, Giappone, Singapore, Australia, Israele, Svezia, Danimarca, Norvegia, FinIandia, ThaiIandia, Italia, Brasile, lndia, Spagna e Paesi Bassi.

La classifica è stata realizzata in sostanza sulla base di due tipologie di dati ed informazioni raccolte; ovvero:

  1. informazioni tecniche e di soddisfazione personale da parte di operatori sanitari, manager e pazienti;
  2. dati relativi ai fattori critici di successo in ambito sanitario.

Sono state prese in considerazione strutture ospedaliere con almeno 100 posti letto.

La top100 mondiale

Tra i primi 10 in classifica 4 sono americane (al 1°, 2°, 3° e 6° posto), 1 canadese (4°), 1 tedesca (5°), 1 svizzera (7°), 1 di Singapore (8°), 1 israeliana (9°) e 1 svedese (10°).

Tra i primi 20 in classifica 9 sono europee (2 tedesche, 2 svizzere, 2 danesi, 1 francese, 1 svedese e 1 olandese), mentre tra i primi 50 le strutture sanitarie europee sono ben 24 (praticamente la metà), suddivise tra 11 Paesi: Germania con 5 strutture; Svizzera e Spagna con 3; Svezia, Danimarca, Francia, Paesi Bassi e Regno Unito con 2, Italia, Finlandia e Norvegia con 1.

La prima struttura italiana nelle prime 50 della classifica è il “Grande Ospedale Metropolitano NIGUARDA” di Milano, che si trova al 47° posto.

Nella top100 mondiale troviamo altre 6 strutture sanitarie italiane che si collocano oltre il 50° posto: 2 di Milano, 1 di Padova, 1 di Bologna e 1 di Roma, per un totale di 7 strutture sanitarie italiane nella top100 mondiale.

Purtroppo a livello europeo non possiamo di certo rallegrarci, considerando che la Germania si colloca al 5° e 14° posto con due strutture su cinque, la Svizzera al 7° e 13° posto con due strutture su tre, Svezia, Danimarca e Francia rispettivamente al 10°, 11° e 12° posto.

Conclusioni

Il sistema sanitario italiano avrà i suoi difetti ma dalle indagini considerate, è innegabile che è un sistema che funziona, sia in termini di efficacia (i servizi garantiti, rispetto ai costi relativi e assoluti, sono comunque al di sopra di molte altre realtà) che, pare, nel rapporto costo/beneficio.

Nel mondo l’Italia occupa il 4° posto per Bloomberg, il 10° posto per l’HAQ Index e il 17° posto per “The Legatum Prosperity Index”.

Se il sistema sanitario italiano è così eccellente, perché ci siamo trovati in grande difficoltà a gestire questa emergenza sanitaria ?

Alessandra Pioggia (ordinario di diritto amministrativo presso il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli studi di Perugia, dove insegna Diritto sanitario e dei servizi sociali e Management pubblico) in un interessante articolo pubblicato su Asimmetrie scrive: “In Italia il numero di posti letti in terapia intensiva è fra i più bassi d’Europa. Perché? La ragione sta nelle scelte di riduzione della spesa pubblica che il nostro Paese ha fatto in questi ultimi anni. Nei tagli di spesa, operati per sostenere il debito pubblico, la sanità è stato uno dei settori più sacrificati. Il numero di posti letto totali in Italia è al di sotto della media dei Paesi Ocse ed è calato del 30% dal 2000 al 2017. Globalmente, la spesa sanitaria sostenuta dallo Stato italiano, nel 2017, è stata pari al 6,6% del Pil. Valore inferiore di circa tre punti percentuali a quella in Germania (9,6%) e Francia (9,5%), di un punto percentuale rispetto al Regno Unito. E di poco superiore a quella di Spagna (6,3%), Portogallo (6,0%) e Repubblica Ceca (5,8%)”.

Le indagini realizzate dagli istituti di ricerca citati nell’articolo, tengono conto del funzionamento del sistema sanitario in modalità “ordinaria”, ovvero nella gestione quotidiana dei servizi socio-sanitari rivolti alla popolazione. Non tengono conto della capacità di un “sistema” di far fronte ad eventi straordinari, come nel caso dell’attuale pandemia. Situazione che ha in effetti evidenziato carenze organizzative sia a livello di sistema Paese che a livello ospedaliero. Ed è su questo che occorrerà lavorare. Perché alcuni Paesi europei, tra quelli presenti ai primi posti delle classifiche sopra citate, hanno investito nella prevenzione. E i risultati lo dimostrano.

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