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Mirandolexit, il sindaco Greco in Consiglio: “Ne abbiamo solo da guadagnarci”

MIRANDOLA – Sbarca in Consiglio Comunale, organo massimo in cui si prendono questo tipo di decisioni, il dibattito sulla Mirandolexit, il progetto del Comune di Mirandola di lasciare l’Unione dei Comuni Area Nord. Una uscita in cui la Lega crede fermamente, osteggiata da tutti gli altri, e che vede perplessi sui costi anche sia tecnici interni, sia l’ufficio legale della Regione. Per no dire degli altri sindaci di centrodestra del territorio, che chiedono tempo e non si sa se sono pronti a seguire l’esempiodi Mirandola oppure no.
Ma la Lega va avanti. E davanti ai consiglieri comunali il sindaco Alberto Greco declama il manfesto della sua Mirandolexit. Intitolato “Ucman, ecco la verità”.

Eccolo in forma integrale

 

L’Unione Comuni Modenesi Area Nord (UCMAN) nasce nel 2003, con la precisa finalità, prevista dallo Statuto, di “Promuovere l’integrazione dell’azione amministrativa fra i Comuni che la costituiscono, da realizzarsi mediante la progressiva unificazione di funzioni e servizi comunali e l’armonizzazione dei loro atti normativi” […] “in armonia con l’interesse dei comuni aderenti e nel rispetto dei principi di sussidiarietà e adeguatezza, di differenziazione e di efficacia ed efficienza”, tutto questo con il chiaro obiettivo di arrivare alla fusione tra i comuni e quindi al comune unico della bassa modenese.
Dopo 17 anni l’ente è ancora “in fase di avvio” cioè al primo dei tre stadi di sviluppo, cosi come rilevato dalla Regione Emilia Romagna nel PRT (Piano di Riordino Territoriale); sono infatti solo 14 su 29 i servizi conferiti dalla totalità dei comuni, con i soli Mirandola e San Prospero che hanno rispettato l’impegno. Sulla fusione, per arrivare al comune unico, è stato promosso anche uno studio – costato per la cronaca 36 mila euro – che l’ha giudicata impraticabile.

In questi ultimi anni non è stato fatto alcun passo avanti sui conferimenti ed anche davanti ad insistenti richieste, nessun Sindaco ha dato segni tangibili di voler arrivare alla completa integrazione dei 29 servizi.

Solo queste premesse sarebbero sufficienti a decretare il fallimento dell’UCMAN come ente per la gestione dei servizi in forma associata, e il tradimento delle finalità previste dallo statuto, soprattutto se si considera che l’Unione non è l’unica forma possibile di collaborazione tra comuni, in quanto esistono anche le convenzioni.

Non c’è contrarietà a collaborare con gli altri comuni della Bassa o a gestire in forma associata determinati servizi: tuttavia l’Unione si è è dimostrato uno strumento inefficace per questo tipo di collaborazione, iniquo, lento e costoso, ma soprattutto penalizzante per Mirandola e per la qualità dei servizi erogati ai cittadini.

Ma entriamo più nello specifico: lo statuto prevede che i Comuni possano attribuire all’Unione l’esercizio di una pluralità di funzioni amministrative, sia proprie che delegate, nonché la gestione di servizi pubblici, nell’ambito delle seguenti materie:
a) funzioni e servizi finanziari, contabili, generali di amministrazione e del personale; b) tributi; c) assetto e utilizzazione del territorio, ambiente e grandi infrastrutture; d) sicurezza; e) sanità e servizi alla persona e alla comunità; f) istruzione e cultura; g) sviluppo economico.

Di queste 7 macro funzioni molte non sono state delegate o lo sono solo sulla carta: sanità, grandi infrastrutture, assetto e utilizzazione del territorio, sviluppo economico e cultura, non hanno alcuna delega e quindi competenza in Unione; sull’ambiente sono stati conferiti il coordinamento delle politiche ambientali (solo sulla carta ma senza dipendenti) e l’educazione e la promozione ambientale (solo da 5 comuni su 9). Chi parla di rappresentanza che verrà a mancare e di effetti deleteri, o non ha mai letto lo statuto, oppure è in malafede e non ricorda i mirabolanti risultati di 17 anni di UCMAN e del PD su questioni come Cispadana, Canaletto e Ospedale.

A loro volta le macro funzioni sono divise nei 29 servizi, la maggior parte dei quali non vedono la partecipazione di quei comuni che oggi predicano compattezza ed esaltano l’Unione:
_ per quanto concerne la Polizia Locale siamo a quota 7 Comuni, assenti Cavezzo e Finale;
_ per l’educazione e promozione ambientale solo 5 comuni, assenti Camposanto, Medolla, San Felice e Finale;
_ per la Centrale Unica di Committenza (CUC), solo 4 Comuni, assenti Concordia, San Possidonio, Cavezzo, San Felice e Finale (salvo poi essere associati, pensate, alla centrale del Basso Reggiano);
_ per il coordinamento pedagogico, 6 comuni, assenti Cavezzo, Camposanto e Finale;
_ per i servizi educativi 0-6 anni, frequenza scolastica e accesso ai servizi, integrazione, qualificazione ed orientamento, un totale di 6 comuni, assenti Cavezzo, San Possidonio e Finale;
_ per il personale, 6 comuni, assenti San Possidonio, San Felice e Finale;
_ infine per quanto concerne ragioneria e controlli, 5 comuni, assenti Concordia, San Possidonio, San Felice e Finale.

Questa condizione a macchia di leopardo, con Mirandola presente però in tutti i servizi, comporta evidenti problemi. Il nostro Comune infatti si è fatto carico della costituzione dell’Unione medesima, trasferendo il personale, cedendo la capacità assunzionale necessaria per il funzionamento e pagando per tutti, mentre alcuni comuni, a loro scelta discrezionale e arbitraria, hanno deciso quali servizi pagare e inoltre di non trasferire i dipendenti o ancor peggio bloccare le assunzioni (come avvenuto il 30 aprile).

Un aspetto fondamentale da considerare è che la maggior parte delle Unioni così concepite non sono sostenibili a livello economico, ragion per cui la Regione le ha sempre sovvenzionate con contributi per implementarle. UCMAN ha potuto ricevere questi contributi troppo spesso grazie al solo sacrificio di Mirandola, oggi non più possibile per sopraggiunto numero di servizi conferiti. Attualmente ci sono in ballo altri 390 mila € (peraltro già messi a bilancio e già spesi), e dopo un anno ancora non si è trovata la quadra su quale sarà il comune ad entrare con un servizio e a conferire il personale necessario, con il rischio che si perda il contributo e che a pagare siano i comuni e per la quota maggiore, ovviamente, Mirandola.
Come può esserci efficienza e sostenibilità economica, se un servizio che dovrebbe essere coperto da 9 comuni, ne ha solo 5? Con che coraggio il PD parla di equità, quando i loro sindaci come quello di Concordia (ex Presidente UCMAN), o quello di Cavezzo (attuale Vicepresidente) sono fuori con così tanti servizi?

I 5 Dirigenti dell’Unione provengono tutti da Mirandola: Tributi-Bilancio e Polizia Locale sono stati ceduti completamente e gli altri due sono rispettivamente delegati ai Servizi alla Persona e allo Sviluppo del Territorio (Sportello Unico Attività Produttive e Ambiente) che sono comandati in Unione (per una quota a Mirandola e una quota in UCMAN), ma senza che abbiano compensi aggiuntivi in funzione delle maggiori responsabilità. Il Segretario Generale dell’UCMAN poteva essere preso da uno qualsiasi dei 9 comuni, ma ovviamente è stato preso da Mirandola, anch’esso senza compensi aggiuntivi in funzione delle maggior responsabilità.

Per quanto riguarda i dipendenti la situazione non é migliore, infatti 3/5 del personale é passato all’Unione, circa 90 persone (oltre il 40% del totale dei dipendenti), che sommate ai dirigenti non permettono alla giunta un controllo diretto sui servizi e sul funzionamento dell’ente, avendo perso al contempo il presidio di settori strategici come il personale, Il bilancio, i servizi sociali ecc. La difficoltà di produrre rendicontazioni di servizi ne dimostra l’implicita difficoltà di controllo e conseguentemente l’impossibilità di misurarne potenziali benefici o inefficienze. Questo è evidente nel caso dei servizi sociali, settore delicato e particolarmente impattante in termini di costi, contraddistinto dalle note vicende passate e attuali sui minori, il cui dirigente è comandato da Mirandola in Unione e sotto le deleghe del Sindaco di Concordia e di quello di Cavezzo.

Chiunque abbia avuto occasione di interloquire con il personale UCMAN è a conoscenza del malessere diffuso per gli stipendi fermi da 10 anni, per l’organizzazione dei servizi, e per le troppe funzioni di direzione (PO cioè Posizioni organizzative). Il Sindacato che oggi ci attacca è lo stesso che non più tardi di ottobre, assieme alle altre sigle, proclamava lo “Stato di agitazione” imputando alle amministrazioni passate dell’Unione “disagi organizzativi e anche un calo delle indennità di produttività” e “scelte dell’amministrazione che non ha rinunciato a continuare ad alimentare il fondo per le posizioni organizzative”.

Nei momenti di emergenza l’Unione ha manifestato tutta la sua clamorosa assenza: durante il terremoto e con la successiva ricostruzione nessuno si ricorda quale funzione abbia svolto l’UCMAN, e anche in questa emergenza Covid, laddove è intervenuta, ha solamente rallentato il Comune di Mirandola. Questo è stato evidente con la distribuzione dei buoni spesa, con Mirandola che in autonomia è stato la prima a distribuirli e l’ultima a finirli, ma anche nel caso dei centri estivi – che l’Unione non ha consentito a Mirandola di far partire con una settimana di anticipo (il 14 giugno, rispetto al 22) – in quanto gli altri comuni non erano pronti. Anche quest’emergenza non ancora finita, ha dimostrato quanto sia importante la celerità delle decisioni, il controllo e la possibilità di assumersi responsabilità, cosa che con 9 Sindaci che devono discutere, mettersi d’accordo e decidere viene meno.

Mirandola, con il 28% della popolazione, paga il 36% delle spese di funzionamento dell’Unione e nell’organo decisionale, cioè la Giunta, vale solo l’11%, così come previsto dalle leggi nazionali, che non hanno in prospettiva alcuna modifica. In Giunta siedono i 9 sindaci dei comuni della bassa modenese in qualità di assessori dell’Unione, ciascuno con 1/9 dei voti (uno vale uno).
Non dimentichiamo un aspetto fondamentale sull’assetto politico dell’Unione, che tutti i cittadini devono conoscere. Chi afferma che il centro destra ha la maggioranza, sostiene una mezza verità, infatti in consiglio esiste una maggioranza risicata frutto dell’accordo di 4 gruppi consiliari di centro destra e civici, ma il consiglio non ha potere in quanto “organo di indirizzo e di controllo”, mentre l’amministrazione è in capo alla Giunta dove la maggioranza è di centrosinistra con sei sindaci su nove.
Si pone quindi un problema di rappresentanza democratica, perché oltre al fatto che Mirandola non può pesare in Giunta quanto Camposanto, nemmeno sommando i tre comuni guidati dal Centrodestra – i cui Sindaci rappresentano circa 50 mila abitanti sugli 84 mila dell’Unione (60%)- non esiste una maggioranza qualificata figlia della volontà popolare.

Mirandola fuori dall’Unione riprenderebbe sotto il suo controllo tutti i dirigenti ceduti e/o comandati, avrebbe a tempo pieno il Segretario Comunale e vedrebbe il rientro di circa 90 dipendenti.
Conseguentemente il nostro Comune avrebbe in organico il Segretario Comunale a tempo pieno, 5-6 dirigenti e circa 150 dipendenti, con la possibilità oggi preclusa di riorganizzare tutta la macchina effettuando potenziamenti, rotazioni o sostituzioni sulla base delle necessità comunali, degli assessori e del programma amministrativo con cui i cittadini ci hanno eletto.

Il controllo diretto dell’Amministrazione mirandolese sui servizi avrebbe evidenti vantaggi: innanzi tutto renderebbe più snello il processo decisionale e quindi sia l’efficienza che l’efficacia amministrativa, con la possibilità di intervenire direttamente con il nostro personale e sotto la nostra responsabilità sui problemi dei cittadini, precludendo la possibilità ai sindaci di diverso colore politico di venire in casa nostra a decidere su questioni riguardanti Mirandola.

Ne gioverebbe anche il bilancio comunale, perché non ci troveremmo più nella situazione di farci carico delle inefficienze e delle spese degli altri comuni insite in una strutturare pachidermica e incompleta qual è l’Unione, e sarebbero meglio individuabili i problemi interni e le fonti di spreco.

Anche eventuali collaborazioni con gli altri comuni sarebbero semplificate e migliorate, in quanto saremmo noi a decidere su quali servizi collaborare mantenendone il controllo e decidendo modalità e costi, evitando il passaggio farraginoso da un secondo ente amministrativo. Le esigenze dei Comuni più piccoli e meno strutturati non si risolvono sovraccaricando e mungendo quelli più grandi attraverso enti di secondo livello in cui vengono a mancare i principi democratici, di controllo e di responsabilità amministrativa, ma realizzando norme, accordi ad hoc e ambiti territoriali ottimali funzionali alle esigenze di ciascuno.

Questo percorso è già stato intrapreso da diverse amministrazioni comunali anche di colore diverso, per i medesimi motivi e nella totale soddisfazione: San Lazzaro di Savena a guida PD è infatti uscita dall’Unione dei Comuni nel 2015, Fiorenzuola D’Arda nel 2017 e Forlì nel 2020.

 

E’ POSSIBILE SEGUIRE I LAVORI DELLA SEDUTA CONSIGLIARE DIRETTAMENTE DAL SITO WEB DEL COMUNE DI MIRANDOLA A QUESTO INDIRIZZO👉 http://www.comune.mirandola.mo.it/p…/consiglio-comunale-live

 

 

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