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Dalla Bassa Modenese alla Colombia: il dispositivo salvavita di Eurosets accompagna Sahara verso un nuovo cuore
Medolla, 11 maggio 2026 – Ci sono vite sospese che imparano a misurare il tempo tra ricoveri, attese e speranze. Quella di Sahara Romero è stata così per anni. E oggi, dopo una tempesta durata una vita intera, quelle parole pronunciate con calma e gratitudine raccontano più di qualsiasi cartella clinica: “Ora finalmente vivo senza la paura che qualcosa di brutto possa accadere”.
La sua storia è stata presentata al Congresso EuroELSO di Dublino (6–8 maggio), il più importante appuntamento scientifico dedicato alle terapie extracorporee salvavita. Ma quella di Sahara non è soltanto una vicenda medica: è il racconto profondamente umano di una ragazza che ha attraversato il limite tra fragilità e speranza, sostenuta dalla competenza dei medici, dalla forza delle scelte compiute nei momenti più difficili e da una tecnologia capace di guadagnare il bene più prezioso di tutti: il tempo.
Sahara convive con una cardiopatia fin dalla preadolescenza. I primi segnali arrivano quando ha appena undici anni. “Durante attività semplici, come le lezioni di ginnastica, mi affaticavo molto e sentivo dolore al petto. All’inizio non era chiaro cosa stesse succedendo”, racconta. Da quel momento la sua quotidianità cambia: controlli continui, limitazioni, la costante sensazione che il proprio cuore possa fermarsi da un momento all’altro.
Con il passare degli anni le condizioni peggiorano. Sahara arriva a dipendere dal supporto ECMO in quattro diverse occasioni. L’ultima, nel marzo 2023, è anche la più drammatica: il cuore non riesce più a garantire le funzioni vitali e il trapianto diventa l’unica possibilità di sopravvivenza.
“Il 31 marzo 2023 Sahara è stata collegata al sistema ECMO perché il cuore non funzionava più e gli organi stavano iniziando a cedere”, spiega il dottor Mario Andrés Mercado Díaz, specialista di terapia intensiva della Clínica Shaio di Bogotá. “L’obiettivo era chiaro: sostituire temporaneamente le funzioni cardiache e polmonari, guadagnando il tempo necessario per stabilizzare la paziente in attesa del trapianto”.
È in quei giorni sospesi che entra in gioco ECMOlife, il sistema di supporto extracorporeo sviluppato da Eurosets, azienda italiana del distretto biomedicale dell’area nord di Modena. Una tecnologia progettata per assistere i team clinici nei momenti più critici, quando ogni minuto può cambiare il destino di una persona.
Alla Clínica Shaio, centro cardiovascolare di eccellenza internazionale, ECMOlife diventa parte integrante del percorso terapeutico di Sahara. “La tecnologia ci ha consentito di supportare meccanicamente il cuore, monitorare costantemente parametri vitali fondamentali e gestire in sicurezza una fase di straordinaria complessità”, racconta Estefanía Giraldo Bejarano, infermiera specializzata in ECMO. “Era essenziale creare le condizioni perché Sahara potesse arrivare al trapianto nelle migliori condizioni possibili”.
Per mesi la vita di Sahara resta in equilibrio fragile tra emergenze improvvise e attese interminabili. In ospedale arriva persino a festeggiare un compleanno accanto ai familiari, in una stanza che nel frattempo era diventata la sua casa. Poi, finalmente, la notizia attesa per così tanto tempo: c’è un cuore disponibile.
Durante tutto quel percorso il supporto ECMO ha consentito di preservare la funzionalità degli organi e mantenere aperta la possibilità del trapianto. Dopo l’intervento si apre una nuova fase, lenta e delicata, fatta di riabilitazione, piccoli progressi quotidiani e di una nuova consapevolezza del proprio corpo.
Oggi Sahara vive quella normalità che per anni sembrava irraggiungibile. Una vita fatta di autonomia, progetti, serenità. “Ora posso pensare al domani senza paura”, dice. Ed è forse proprio in questa frase che si coglie il significato più profondo di un percorso clinico così complesso: non soltanto sopravvivere, ma tornare davvero a vivere.
Il caso di Sahara mostra concretamente come l’evoluzione delle tecnologie di supporto extracorporeo possa offrire tempo prezioso nei momenti più critici, aprendo nuove prospettive di cura e recupero. “Ascoltare la storia di Sahara è stato particolarmente emozionante”, sottolinea Antonio Petralia, CEO di Eurosets. “Dispositivi come i sistemi ECMO permettono oggi di affrontare situazioni che fino a pochi anni fa avevano possibilità estremamente limitate, migliorando in modo significativo le prospettive di recupero e la qualità della vita dei pazienti”.
La storia di Sahara restituisce così il significato più autentico dell’innovazione medica: una tecnologia che non resta fredda o distante, ma diventa un alleato silenzioso nel percorso che conduce dalla fragilità alla rinascita.









































