L’Emilia-Romagna conosce l’emergenza da più direzioni: il sisma del maggio 2012, che colpì duramente il basso ferrarese, il modenese e il reggiano; e poi le alluvioni del maggio 2023, che sommersero la Romagna tra Forlì, Cesena e Ravenna. In entrambi i casi, migliaia di persone si sono ritrovate a dormire in palestre e spazi condivisi. IED risponde a questa realtà con VIVO, un progetto presentato alla Milano Design Week 2026 che trasforma quella esperienza in ricerca e proposta concreta di design. IED porta il suo contributo alla grande Mostra-Evento INTERNI MATERIAE con VIVO: una soluzione abitativa temporanea post disastro naturale ed emergenze di vario tipo, uno spazio di resilienza progettato per essere allestito rapidamente nelle palestre italiane — entro 48 ore — e offrire così una risposta concreta che attenui il disagio di chi è costretto a una situazione temporanea di riparo contestualmente a decine di altre persone.

VIVO è l’evoluzione dell’omonimo progetto di tesi in Interior Design di Tommaso Cavalli, Chiara Gorni Silvestrini, Sofia Lipoli e Andrea Lombardi, neodiplomati IED. L’installazione nel Cortile d’Onore dell’Università degli Studi di Milano, curata dal docente Davide Angeli, permette al visitatore di immergersi in una porzione del sistema abitativo emergenziale in scala 1:1. La parte esperienziale si sviluppa su due livelli: uno dedicato alla dimensione privata, attraverso moduli abitativi con partizioni flessibili che puntano a offrire privacy e comfort a chi trascorre giorni o settimane in uno spazio comune come una palestra; uno dedicato alla dimensione collettiva, concepito come piccola piazza di condivisione e ricostruzione sociale.

Materiali facilmente reperibili, elementi riutilizzabili, arredi trasformabili e sistemi di aggancio rendono lo spazio adattabile nel tempo. VIVO invita così a guardare l’emergenza non solo come a una parentesi sospesa, ma come all’inizio di un nuovo equilibrio possibile: un sistema aperto che mette al centro la vita che continua e la possibilità di ricostruire e rinascere. L’impiego consapevole di materiali leggeri e di facile reperimento — come i tubi innocenti che compongono la struttura, illuminata da Genuit e punteggiata da pochi e semplici arredi — diventa in VIVO uno strumento progettuale per rispondere a contesti in continuo mutamento, trasformando l’ambiente in un vettore di coesione, resilienza e supporto sociale.

Nell’installazione, una sequenza ripetuta di tre orari attraversa lo spazio come una litania di memoria collettiva: le 9:00 — il momento esatto in cui la seconda grande scossa colpì l’Emilia il 29 maggio 2012, tra Medolla e Cavezzo. Le 3:32 — il sisma de L’Aquila del 6 aprile 2009. Le 3:36 — la scossa del 24 agosto 2016 che distrusse Amatrice e Accumoli. Tre istanti che tre territori non hanno dimenticato, restituiti qui come materia visiva e quasi sonora.

“VIVO interviene nelle fasi delicate dell’abitare che seguono un disastro naturale, dimostrando come la cultura del progetto sia uno strumento concreto di ascolto e risposta”. — Danilo Venturi, direttore IED Milano.

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