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Finale Emilia, Mattia Giannino in arte Gisom lancia il nuovo album: “Ho ritrovato le mie radici tra rock e metal”
Dopo l’esperienza a Casa Sanremo e i primi progetti pubblicati negli ultimi anni, Mattia Giannino, in arte Gisom, torna con un nuovo lavoro discografico che segna anche un ritorno alle sue origini musicali. Il cantante 33enne di Finale Emilia sta infatti lanciando “Rising from the Hell”, un album di undici tracce (nelle immagini che seguono, la copertina e il retro) che da gennaio viene pubblicato poco alla volta: ogni tre settimane esce un nuovo brano, mentre il 22 del mese arriveranno insieme le ultime cinque canzoni.
Un progetto molto diverso dai precedenti, sia nei suoni che nei contenuti. Se “Mood a 360°” e l’Ep “F.a.v.e.l.a.” erano più legati al rap e alle produzioni moderne, il nuovo disco riporta Gisom verso il rock e il metal che ascoltava da ragazzo.
“Ho voluto riabbracciare il metal e il rock – racconta – che sono i primi generi che ascoltavo da piccolo, dai Linkin Park ai Blink 182. Questo album mi ha riportato con i piedi per terra. Dopo i risultati ottenuti con i lavori precedenti sentivo il bisogno di tornare alle origini e al genere che mi appassiona davvero”.
“Rising from the Hell” mescola rap, rock e metal, ma con una struttura più suonata rispetto ai lavori passati. Per la realizzazione dell’album Gisom ha infatti coinvolto musicisti professionisti e una vera band in studio.
“Fino ad ora i miei lavori erano più legati ai beat e alle produzioni digitali. Qui invece abbiamo lavorato con strumenti veri, registrati. È un’emozione completamente diversa”. Tra i collaboratori cita il batterista Matteo Cariani, il produttore Frank Mauricio e Nicholas Russo, che oltre alla produzione ha curato anche le parti di chitarra.
Particolarmente significativa anche la presenza di un coro gospel in alcuni brani del disco. Una scelta che nasce da un percorso personale e spirituale.
“Ho inserito il coro gospel perché dentro questo album ci sono influenze spirituali. È un lavoro che parla anche del ritrovare la propria fede e sé stessi. A volte fare l’artista può farti perdere la testa, portarti verso compromessi e farti quasi ‘vendere l’anima’. Io ero vicino a quel punto e mi sono accorto che non era giusto svendersi. Ho scelto di continuare da indipendente e salvare la mia anima prima che bruciasse”.
Negli ultimi anni Gisom aveva già ottenuto una buona visibilità grazie all’esperienza a Casa Sanremo e ai lavori precedenti. Dopo “Mood a 360°” era arrivato infatti l’Ep “F.a.v.e.l.a.”, titolo che richiama sia le iniziali dei familiari sia il concetto delle origini umili.
“Non nasco ricco – spiega – ma penso che anche chi viene dal nulla possa arricchirsi di contenuti e trasmettere qualcosa alle persone. L’Ep ha avuto un ottimo riscontro e mi ha portato a cantare molto dal vivo”.
Nel nuovo percorso artistico resta centrale anche il tema dell’autenticità. Gisom non demonizza l’autotune, ma ne difende un uso moderato.
“Dopo aver frequentato un’accademia artistica privata a Milano ho capito ancora di più quanto sia importante studiare tecnica vocale ed essere riconoscibili con la propria voce. Nei live bisogna cantare davvero. Poi nei pezzi pubblicati su Spotify può esserci una leggera correzione, ma senza snaturarsi”.
Molto netta anche la sua posizione sull’intelligenza artificiale applicata alla musica.
“Per i testi non uso l’intelligenza artificiale. Un testo deve avere sentimento e raccontare qualcosa di vissuto. Al massimo può servire per correggere l’ortografia, ma non per scrivere emozioni. Io canto in italiano e secondo me l’Ai non può dare vero sentimento. Anche la voce va tutelata: Giusy Ferreri, ad esempio, ha registrato la propria voce proprio per proteggerla dall’uso dell’intelligenza artificiale”.
Con “Rising from the Hell”, Gisom prova quindi a costruire una nuova fase del suo percorso artistico: più suonata, più personale e più legata alle radici musicali con cui tutto era iniziato.
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