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In diecimila al Brennero per difendere il vero Made in Italy: la delegazione modenese in prima linea
BRENNERO – Una muraglia umana di diecimila agricoltori ha invaso il valico del Brennero per combattere quella che Coldiretti definisce “la madre di tutte le battaglie”: la riforma del codice doganale. Secondo l’analisi dell’associazione, modificare la norma sull’ultima trasformazione sostanziale — che permette a materie prime straniere di diventare “italiane” dopo un semplice passaggio industriale — restituirebbe alle imprese agricole nazionali almeno 20 miliardi di euro.
In un contesto internazionale drammatico, segnato dalla guerra in Iran che ha fatto impennare i costi di energia, gasolio e concimi, la trasparenza non è più solo una questione di etica, ma di sopravvivenza economica. Al fianco del presidente nazionale Ettore Prandini, era presente una folta delegazione di 200 agricoltori modenesi, guidati dal presidente Luca Borsari e dal direttore Marco Zanni.
Un meccanismo che inganna il mercato
Il cuore della protesta è l’attuale normativa doganale, considerata un paravento per operazioni commerciali ambigue.
«Con il Brennero – sottolinea il presidente di Coldiretti Modena, Luca Borsari – prosegue un percorso che vede al centro la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori».
Borsari ha poi rivolto un pensiero al delicato scenario geopolitico: «I conflitti in corso stanno già producendo effetti concreti sulle filiere agricole. La stabilità internazionale è indispensabile per difendere la sovranità alimentare: dire no alla guerra è una scelta etica e morale che incide direttamente sulla sicurezza del Paese».
L’agroalimentare come sicurezza nazionale
La mobilitazione arriva pochi giorni dopo un traguardo storico: l’approvazione della legge sui reati agroalimentari (ispirata alla “Legge Caselli”), fondamentale per colpire le agromafie. Tuttavia, il lavoro è tutt’altro che concluso. L’agroalimentare italiano è un asset da 707 miliardi di euro che garantisce 4 milioni di posti di lavoro, un patrimonio che va difeso dalle speculazioni.
«Non si tratta solo di contributo al Pil, ma di presidio economico e sociale – spiega il direttore di Coldiretti Modena, Marco Zanni –. Oggi assistiamo a meccanismi che comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. È fondamentale rafforzare i contratti di filiera per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese e costruendo un rapporto equilibrato con il mondo della trasformazione».
Prossima tappa: Roma e l’Europa
La battaglia si sposterà ora nelle sedi istituzionali. Coldiretti Modena chiede a gran voce un intervento europeo che restituisca agli Stati membri il potere di definire l’origine dei prodotti partendo dalla materia prima.
Le richieste dei diecimila del Brennero arriveranno giovedì a Roma, dove i vertici di Coldiretti incontreranno il Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, per pretendere decisioni concrete e non più rinviabili: il tempo delle “zone d’ombra” in etichetta deve finire












































