Si chiama Medolla, ma il problema supera di gran lunga i confini comunali. Coinvolge Mirandola, Cavezzo, San Felice sul Panaro e si estende oltre il Po, nel Mantovano, fino a Borgo Mantovano e Ostiglia.

Perché uno stabilimento come Vantive (già Dasco, poi Gambro) non è soltanto un’azienda: è un polo produttivo che ha dato lavoro – e potrebbe continuare a darlo – a un territorio molto più ampio del modenese in senso stretto.

Al presidio dei lavoratori di mercoledì mattina a Medolla, organizzato dopo l’annuncio della proprietà di voler vendere lo stabilimento, non erano presenti solo i sindaci della Bassa modenese. Sono arrivati anche i primi cittadini del basso Mantovano. Presente la Provincia con il vicepresidente Massimo Paradisi, neosegretario del Pd modenese, insieme alla Regione Emilia-Romagna.

E intanto, annunciata una assemblea pubblica aperta a tutti i cittadini sabato alle 11 al Teatro di Medolla. 

Proprio la Regione, attraverso la struttura commissariale e con il supporto di fondi governativi, ha investito risorse decisive per la ricostruzione post-sisma. Investimenti che hanno trasformato le macerie in uno stabilimento modernissimo, efficiente e in grado di produrre non solo biomedicale, ma potenzialmente qualsiasi tipologia di prodotto.

Lo hanno ribadito i lavoratori: qui si può riconvertire, innovare, adattare la produzione. Quando un paio d’anni fa il fondo Carlyle rilevò l’azienda, c’era già la disponibilità a cambiare completamente attività, se necessario.

Flessibilità e capacità di reinventarsi sono caratteristiche proprie di questo territorio, a cavallo tra Modena e Mantova. Ed è per questo che la possibile vendita dello stabilimento non viene percepita come una semplice operazione societaria, ma come una vicenda che riguarda un intero distretto produttivo.