CARPI – Non è solo un restyling tecnico, ma una vera e propria sterzata verso una gestione più rigida e trasparente. Il Consiglio di Indirizzo della Fondazione CR Carpi, nella seduta del 9 febbraio 2025, ha dato il via libera definitivo alle nuove norme statutarie, recependo l’Addendum al Protocollo ACRI-MEF.

​In ballo c’è il futuro dell’ente: dai criteri con cui vengono investiti i milioni di euro del patrimonio, fino alla durata della permanenza dei vertici nelle stanze dei bottoni.

​Cosa cambia: i tre pilastri della riforma

​La riforma tocca i nervi scoperti delle fondazioni bancarie, puntando tutto su sicurezza e ricambio generazionale:

  • Patrimonio blindato: Stop alle scommesse rischiose. Vengono introdotti limiti più severi all’esposizione verso singoli emittenti per proteggere le risorse del territorio da eventuali scossoni finanziari.
  • Guerra alle “poltrone eterne”: La parola d’ordine è discontinuità. Si allunga il periodo di “raffreddamento” (il tempo di attesa obbligatorio) tra un incarico e l’altro, non solo dentro la Fondazione ma anche nelle società partecipate.
  • La nuova Governance: Cambiano i tempi della politica dell’ente. I mandati per il Presidente e per il Consiglio di Indirizzo passano a sei anni, mentre restano confermati i quattro anni per il CdA e tre per i Revisori.

​Un percorso condiviso

​Le modifiche non sono nate dal nulla, ma sono il frutto di mesi di lavoro dietro le quinte. Il Consiglio si è avvalso della consulenza di un esperto giurista e di un dialogo costante con l’Acri (l’associazione nazionale delle fondazioni).

​Ora la palla passa a Roma: il nuovo Statuto è stato inviato al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), che dovrà apporre il sigillo definitivo per l’approvazione.