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Dalla strada all’officina: la formazione della Città dei Ragazzi che trasforma i giovanissimi profughi in operai specializzati
MODENA – Non è solo un diploma, è un passaporto per una nuova vita. Si è concluso lunedì scorso alla Città dei Ragazzi di Modena un percorso che profuma di futuro: dodici minori stranieri non accompagnati hanno completato una formazione d’eccellenza, trasformandosi da giovani fragili in operatori meccanici pronti a entrare nelle officine del territorio.
Un progetto che rompe gli schemi dell’assistenzialismo e punta tutto sulla dignità. Mentre i ragazzi ricevevano la certificazione ufficiale delle competenze, è emerso un dato che fa rumore: diverse aziende locali hanno già bussato alla porta, pronte ad assumere i neo-qualificati prima ancora che il bando si chiudesse ufficialmente.
L’eredità di Don Mario: “Lavoro è libertà”
”Vogliamo che questi giovani siano custodi di pace e democrazia attraverso la dignità del lavoro”, ha dichiarato con forza don Stefano Violi, presidente della CdR. Il progetto affonda le radici nella missione storica dei fondatori, ma guarda al mercato del lavoro del 2026: italiano, matematica ed educazione civica si sono mescolati a stage pratici e ore passate tra bulloni e sistemi meccanici.
Un modello Modena oltre gli standard
Il Comune di Modena non si è limitato al “dovere di accoglienza”, ma ha alzato l’asticella. L’assessora alla Sicurezza e Coesione sociale, Alessandra Camporota, è stata chiara: “Interpretiamo la normativa con standard superiori alla media. Offrire autonomia a chi è fragile è un regalo che facciamo a tutto il territorio”.
Dietro il successo dei dodici ragazzi c’è una macchina complessa: l’equipe del servizio MSNA, assistenti sociali e tutor educativi hanno lavorato nell’ombra per mesi, sostenendo la motivazione dei minori e guidandoli verso la maggiore età con uno strumento concreto tra le mani.
I numeri dell’integrazione
Il corso, finanziato dalla Regione e attuato in collaborazione con giganti della formazione come Ceis e Fondazione San Filippo Neri, ha coinvolto giovani inseriti nel progetto Sai (attivo fino al 2027) e minori in affido.
Ora per loro inizia la “fase due”: l’orientamento al lavoro. Non più solo accoglienza, ma una vera e propria rampa di lancio verso un’indipendenza che, fino a pochi mesi fa, sembrava un miraggio.






































