MIRANDOLA E CARPI – Pubblichiamo la nota di Rifondazione Comunista Federazione di Modena sull’iniziativa che ha visto i primi cittadini della Bassa illustrare il percorso di integrazione tra i nosocomi di Carpi e Mirandola.

Mercoledì 4 febbraio, nella prestigiosa sede di Palazzo Vischi a Mirandola, si è tenuto un incontro promosso dai Sindaci dell’Area Nord per illustrare il percorso di riorganizzazione e integrazione delle funzioni tra gli ospedali di Carpi e Mirandola “attraverso un approccio vocazionale, l’implementazione delle Case di Comunità, lo sviluppo di reti cliniche integrate, la valorizzazione delle specialità di prossimità e l’adozione di modelli assistenziali innovativi” (cit. comunicato dell’Unione Area Nord).

Erano presenti anche i sindaci delle Terre d’Argine, il Direttore Generale dell’AUSL di Modena, dott. Mattia Altini, il Presidente della Provincia Fabio Braglia e alcuni medici in servizio negli ospedali di Carpi e Mirandola, oltre a un folto parterre di rappresentanti locali dei due principali schieramenti di centrosinistra e centrodestra.

Quello che doveva essere un incontro per spiegare quale sarà il futuro dei servizi sanitari del territorio, anche alla luce della costruzione del nuovo ospedale di Carpi, si è rivelata un’operazione promozionale di un riassetto che assomiglia molto a una progressiva riduzione dei servizi.

Una “integrazione” che porterà a far venire meno la presenza di due ospedali di “pari livello”, su cui i sindaci si sono sempre impegnati, ma che appare finalizzata a concentrare alcune prestazioni solo su Carpi e altre solo su Mirandola, costringendo la popolazione a continui spostamenti e riducendo la capacità complessiva del servizio sanitario pubblico di rispondere ai bisogni della popolazione.

Aspetti centrali, colpevolmente sottaciuti, riguardano il finanziamento e la localizzazione del nuovo ospedale di Carpi. La struttura sarà realizzata attraverso un partenariato pubblico-privato e avrà un costo complessivo di circa 140 milioni di euro: di questi, solo 57 milioni sono coperti da finanziamenti pubblici nazionali e regionali. I restanti 83 milioni dovranno essere reperiti attraverso il coinvolgimento di capitali privati, consegnandoci di fatto una struttura privata realizzata anche con risorse pubbliche e destinata a rispondere a logiche di profitto. Un dato che apre interrogativi pesanti sulle conseguenze che inevitabilmente ricadranno sull’organizzazione e sull’accessibilità del servizio sanitario pubblico. In questo quadro, appare sempre più concreto il rischio che, una volta entrato a regime il nuovo ospedale di Carpi, l’ospedale di Mirandola venga considerato economicamente non più sostenibile.

Non meno rilevante è la scelta della localizzazione: il nuovo ospedale sorgerà a nord di Carpi, verso Fossoli, in un’area decentrata che comporterà un notevole consumo di suolo e lontana dai comuni della Bassa modenese. Una decisione che penalizza ulteriormente un territorio già fragile e che rende sempre meno credibile la narrazione dell’“integrazione” come rafforzamento dell’offerta sanitaria.

Anche noi riteniamo necessario un Patto per la sanità pubblica tra istituzioni, cittadine e cittadini e professionisti sanitari. Ma questo patto non può tradursi nell’accettazione passiva dei tagli: deve invece fondarsi sulla difesa del diritto costituzionale alla salute, sul rafforzamento della sanità pubblica e sul rifiuto di politiche che scaricano sui territori e sulle persone il costo delle scelte nazionali.

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