MODENA – Abbiamo a che fare con una parte della destra che esprime posizioni razziste, regressive, pre-illuministe e apertamente incompatibili con i principi costituzionali. Una democrazia vive di pluralismo, di confronto tra idee diverse, di dialettica anche dura tra visioni politiche opposte. Ma questo confronto può esistere solo se poggia su una base comune condivisa. Nel nostro Paese quella base è la Costituzione repubblicana e i valori che l’hanno generata. A Modena, purtroppo, questo presupposto parzialmente viene meno.

A dichiararlo è Paolo Trande, Consigliere Regionale Alleanza Verdi e Sinistra Emilia-Romagna.

Nelle ultime ore abbiamo assistito a dichiarazioni, nelle istituzioni pubbliche, che negano la parità tra uomini e donne, che rimettono in discussione diritti fondamentali conquistati da decenni e che alimentano un clima di stigmatizzazione razzista fondato su falsità scientifiche. C’è chi ha messo in discussione il voto femminile come errore storico, chi ha associato in modo esplicito e strumentale una patologia dermatologica allo status di straniero, chi ha insinuato che l’educazione sessuale possa “indurre” orientamenti affettivi diversi da quello eterosessuale. Non si tratta di scivoloni o provocazioni isolate, ma di un quadro coerente che rivela una visione della società fondata sulla disuguaglianza di genere, sulla negazione della dignità di tutti gli esseri umani e sulla costruzione del nemico attraverso il razzismo.

Tutto questo è fuori dal patto civile che tiene insieme la nostra comunità democratica. È fuori dalla Costituzione e rende impossibile un confronto politico normale, perché mette in discussione le basi stesse della convivenza democratica. Per gravità e carattere regressivo, posizioni di questo tipo sono incompatibili con il ruolo di rappresentanza nelle istituzioni repubblicane, che esistono proprio per garantire diritti, uguaglianza e dignità a tutte e tutti.

In Italia come a Modena, una parte della destra ha scelto di lanciare un’offensiva esplicita contro i diritti civili e sociali, rompendo consapevolmente il patto democratico. A questo punto il segno è stato superato. Con chi non riconosce le regole fondamentali del gioco democratico non è più possibile condividere nulla, nemmeno simbolicamente. Non c’è spazio per ambiguità, mediazioni o normalizzazioni. L’unica risposta politicamente e istituzionalmente accettabile è un atto di responsabilità: le dimissioni.

In loro assenza, alle forze democratiche è chiesto un passo conseguente: interrompere ogni relazione politica che vada oltre gli obblighi formali imposti dalle istituzioni e isolare chi continua a propagare idee contro le donne, contro l’uguaglianza e intrise di razzismo e ignoranza scientifica. Lasciare spazio nelle istituzioni a queste posizioni significa demolirne la credibilità e impoverire il carico di umanità e di uguaglianza su cui si fonda la democrazia costituzionale.

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