MODENA – Esprimiamo la più netta condanna per l’iniziativa annunciata a Modena per venerdì 19 dicembre presso la sede di Aretè al Direzionale 70, poi spostata in altro luogo tenuto segreto, da gruppi riconducibili all’area neofascista, che intendevano lanciare a Modena il cosiddetto movimento della “remigrazione”.

A dichiararlo è la Segreteria Rifondazione Comunista Federazione di Modena.

“Si tratta di un’operazione che ripropone il sentimento anti immigrati sotto una nuova etichetta: la “remigrazione”, concetto promosso da Alice Weidel, leader dell’AfD tedesca, fatto proprio dai movimenti dell’estrema destra europea e assunto in Italia da movimenti neofasciste e anche da forze politiche di governo come la Lega. Un’ideologia apertamente xenofoba e razzista, incompatibile con i valori democratici e antifascisti su cui si fonda la nostra democrazia e con la storia stessa della città di Modena – si legge nella nota -.

È inaccettabile che organizzazioni che si richiamano apertamente al fascismo, o che ne riproducono simboli, linguaggi e pratiche, continuino ad avere spazio pubblico e agibilità politica. Realtà di questo tipo dovrebbero essere sciolte, come previsto dalla Costituzione e dalle leggi che vietano la riorganizzazione del partito fascista.

La retorica della “remigrazione”, oltre a essere intrisa di odio, è anche una clamorosa mistificazione della realtà. I dati ufficiali Istat raccontano infatti un fenomeno ben diverso da quello agitato strumentalmente dall’estrema destra: tra il 2013 e il 2023 ogni anno sono circa 56 mila i connazionali che hanno lasciato il paese; il 57% ha tra i 18 e i 34 anni e il 26% è laureato. Il dato provvisorio del 2024 segna inoltre un record di oltre 100 mila espatri netti.

Il vero problema dell’Italia, dunque, non è l’immigrazione, ma l’emigrazione: una fuga di giovani e competenze causata da salari bassi, precarietà diffusa, scarse opportunità e dal progressivo indebolimento del welfare, della scuola e dell’università. Altro che “sostituzione etnica”: siamo di fronte al fallimento di politiche economiche e sociali di stampo liberista che colpiscono in primo luogo le nuove generazioni.

Abbiamo consapevolmente scelto di non intervenire prima per non amplificare mediaticamente un’iniziativa che consideriamo indegna e offensiva per la città di Modena. Oggi ribadiamo con chiarezza che queste posizioni sono indegne, non rappresentano Modena e non rappresentano il futuro che vogliamo costruire”.

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