Amministrative Camposanto
Emilia-Romagna, parte da Modena il percorso per ridisegnare il sistema degli enti locali
Quarantasette Comuni, oltre 711mila residenti, sei le Unioni a cui aderisce il 96% delle municipalità modenesi. Un sistema di enti locali che conta oltre 4.600 dipendenti, il 15% di quelli della regione, e una capacità di spesa pari a 945 milioni di euro, il 15% del totale regionale. È da questa fotografia del territorio modenese, caratterizzato da una forte ma eterogenea diffusione della gestione associata di funzioni e servizi, che ha preso il via oggi il percorso partecipato promosso dalla Regione per ripensare il funzionamento delle istituzioni locali, rafforzare la collaborazione tra enti, migliorare organizzazione e servizi, ridurre le differenze territoriali e costruire le nuove scelte attraverso il confronto. Oggi a Modena la prima tappa di una serie di nove incontri territoriali, uno per provincia, previsti dalla Regione per costruire insieme a Comuni, Province, Unioni e
“Il territorio modenese rappresenta una realtà in cui la collaborazione tra enti locali e la gestione associata di funzioni e servizi costituiscono già oggi un elemento centrale dell’organizzazione territoriale – sottolinea l’assessore Baruffi -. E’ la seconda realtà più grande e complessa della regione, che evidenzia esperienze molto differenziate: è proprio dall’analisi dei punti di forza e di debolezza che vogliamo partire per costruire un’Emilia-Romagna istituzionalmente più integrata ed efficiente, ma allo stesso tempo più vicina alle cittadine e ai cittadini, capace di rispondere ai cambiamenti sociali ed economici e di accompagnare lo sviluppo dei territori. Insieme alle autonomie locali scelto di promuovere un percorso condiviso per rafforzare la capacità di programmazione complessiva, quella amministrativa degli enti (a partire da quelli più fragili e periferici), di migliorare la qualità dei servizi e ridurre i divari territoriali. Il coinvolgimento diretto di Comuni, Province, Unioni e Città metropolitana è indispensabile per tradurre questi obiettivi in scelte concrete e sostenibili per tutto il territorio regionale”.
Il percorso
Il percorso di riordino territoriale promosso dalla Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Anci, Upi, Uncem e Città metropolitana di Bologna, è stato avviato dal ‘Documento di indirizzo per il riordino territoriale’, approvato dalla Giunta regionale lo scorso 20 aprile, che ha aperto la fase di confronto e partecipazione con i territori. Insieme a Province, Comuni e Unioni di Comuni, Comunità montane e Città metropolitana di Bologna, la Regione, attraverso un percorso partecipato fondato sul confronto e sulla collaborazione tra i diversi livelli istituzionali, punta a costruire una riforma del sistema territoriale dell’Emilia-Romagna. L’obiettivo è rafforzare il modo in cui gli Enti a tutti i livelli (Comuni, Unioni di Comuni, Province, Città metropolitana e Regione) programmano e lavorano insieme (governance multilivello) migliorando al tempo stesso la loro capacità di organizzarsi, gestire risorse e offrire servizi (capacità amministrativa).
«Ci troviamo in un momento storico decisivo. Le Province sono chiamate ad affrontare sfide cruciali, dal completamento dei progetti legati ai fondi PNRR per la scuola e la viabilità, fino al percorso legislativo per il pieno rilancio istituzionale ed economico dell'ente, per un Ente che non ha mai smesso di essere in campo, ma che per troppo tempo ha giocato senza scarpette ai piedi. Ringrazio la Regione Emilia-Romagna perché con l’avvio di questo percorso condiviso di riordino territoriale, finalmente potremo migliorare la capacità di organizzarci e offrire servizi».
«Questa prima tappa – prosegue Braglia – è stata determinante per avviare una riflessione seria e costruire, insieme ai Comuni, alle Unioni e alla Regione, la riforma del riordino territoriale. Si tratta di un processo partecipato che punta a consolidare le modalità con cui gli enti locali, a tutti i livelli, programmano e lavorano in sinergia. Sappiamo bene quanto le Province abbiano subito gli effetti di una riforma zoppa e mai compiuta negli scorsi anni, una situazione che oggi ci lascia con fortissimi bisogni a cui rispondere e risorse sempre più limitate. Per questo, giungere a una legge di riordino è fondamentale, non solo per la nostra istituzione ma per l’intero territorio».









































