RICHIESTA DI RETTIFICA

Formulo la presente in nome e per conto del prof. Luigi Coppola, che ho assistito in qualità di difensore di fiducia nell’ambito del processo che si è svolto avanti il Tribunale di Piacenza, Ufficio del Giudice per l’Udienza Preliminare, in merito al quale la vostra testata giornalistica, nella versione online, ha pubblicato un articolo in data 23 novembre 2024.

Più in particolare, l’articolo che riportava gli esiti dell’udienza tenutasi in data 20 novembre u.s., dal titolo “Inchiesta sul calcestruzzo “depotenziato” usato nelle scuole “Frassoni” di Finale Emilia, tutto prescritto dopo 9 anni”, a firma della Redazione, riporta una inesattezza che allo scrivente preme sottolineare.

Non viene fatta menzione, invero, della circostanza che il prof. Luigi Coppola, unico tra 19 imputati, ha chiesto di affrontare il giudizio nelle forme del rito abbreviato, poiché dalla semplice lettura degli atti di indagine emergeva la sua completa estraneità ai fatti, non avendo il medesimo posto in essere alcuna condotta illecita. Il Giudice per l’Udienza Preliminare, all’esito della discussione, in accoglimento della tesi difensiva proposta, ha pronunciato nei confronti del prof. Coppola sentenza di assoluzione ai sensi dell’art. 530, 1° comma,  c.p.p. con la formula “per non aver commesso il fatto”, per tutte le imputazioni al medesimo contestate; trattasi di sentenza di merito, con formula piena, che – all’evidenza – ha un valore ed un peso ben diverso dalla sentenza di proscioglimento perché i reati sono estinti per intervenuta prescrizione, emessa nei confronti degli altri imputati.

Vi invito, pertanto, a pubblicare una rettifica sul punto, atteso il risalto che la Vs. testata giornalistica anche in precedenza ha dato al caso.

Distinti saluti.

Avv. Ferdinando Bonon

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FINALE EMILIA – Non ci sarà nessun processo per fare luce se vi siano stati responsabili nell’inchiesta “Cubetto” che travolse la Betonrossi di Piacenza e altre realtà imprenditoriali, impegnate nella fornitura di calcestruzzo per la ricostruzione post-sisma a Finale Emilia di capannoni e della scuola media “Frassoni”.

 
Come riporta la “Gazzetta di Modena”, sono trascorsi quasi 9 anni da quell’aprile del 2016 quando era prevista l’inaugurazione delle “Frassoni”, ma Polizia di Stato e Polizia Locale impedirono l’accesso all’istituto di viale Della Rinascita alle tante persone arrivate per il taglio del nastro molto atteso da tutta la comunità. 
 
Dopo un mese, la Procura di Modena rese nota l’indagine che portò alla perquisizione di oltre 15 soggetti ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture e truffa, perché avevano utilizzato falsi certificati sulle caratteristiche del calcestruzzo “depotenziato”, ovvero non rispondente ai requisiti tecnici richiesti per la ricostruzione pubblica dopo il sisma del 2012.
 
L’inchiesta era partita quasi per caso. Infatti, gli investigatori stavano indagando su un giro di spaccio che vedeva coinvolto un tecnico, intercettato al telefono mentre parlava di “cubetti”, che poi si scoprì, in gergo edilizio, essere i campioni di calcestruzzo inviati nei laboratori per verificarne la qualità.
 
Dalle indagini, emerse che il calcestruzzo fornito da Betonrossi era di qualità inferiore rispetto a quello previsto nei capitolati d’appalto.
Tra i cantieri nei quali era stato utilizzato il cemento “depotenziato”, c’era anche quello delle scuole “Frassoni”. 
 
Il procedimento venne spostato a Piacenza, provincia dove ha sede la Betonrossi. Ma il passare del tempo ha fatto cadere tutto in prescrizione. 
 
In piedi è rimasto solo uno stralcio che riguarda accuse di frode per cui è stato fissato il processo a febbraio 2025.
 
In tutta questa vicenda, il Comune di Finale Emilia, che poco dopo ha potuto riaprire la scuola, non si è costituito, mentre la Regione è stata risarcita per la differenza di prezzo del calcestruzzo utilizzato nel cantiere delle “Frassoni”.