MIRANDOLA- I vertici aziendali della Mozarc- Bellco hanno annunciato la chiusura dello stabilimento mirandolese: una notizia shock- arrivata mercoledì 12 giugno- alla quale lavoratori e sindacati hanno risposto con un immediato presidio davanti ai cancelli dell’azienda. Una protesta che, come dichiarato da  Filctem Cgil e Femca Cisl, andrà avanti a tempo indeterminato.

A scendere in campo anche Cna e Confesercenti che chiedono in coro la tutela di una delle più grandi realtà del distretto biomedicale dell’Area Nord modenese e la cui chiusura avrebbe un impatto devastante non soltanto per i 350 dipendenti a rischio licenziamento, ma anche sull’intera comunità di Mirandola e dintorni.

“Confesercenti Area nord – fa eco il direttore Mauro Bega- è al fianco dei tanti lavoratori che in queste ore stanno protestando per le incomprensibili (a nostro avviso) motivazioni aziendali, senza prima ricercare un confronto con le parti sociali. Il territorio Mirandolese non può perdere una così importante realtà aziendale che impiega un numero significativo di lavoratori e lavoratrici che vivono nei nostri comuni e che contribuiscono alla tenuta della nostra economia locale e delle attività commerciali locali e di artigianato di servizio”.

“Siamo estremamente preoccupati per la chiusura della Morzac che, coinvolgendo oltre 350 famiglie, avrà un impatto davvero pesante sulla comunità di Mirandola e dintorni. Non solo per ciò che riguarda l’economia, ma anche e soprattutto per le dimensioni sociali di questo evento- è il commento di Cesare Galavotti, presidente della CNA dell’Area Nord- in ballo non ci sono soltanto, per modo di dire, i 350 dipendenti della Morzac, ma anche l’indotto di questa multinazionale, che, con il suo comportamento dimostra anche di non aver ripagato la comunità per quell’impegno che giustamente la Regione Emilia -Romagna aveva profuso per sostenere le imprese in occasione del terremoto”.

 

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