di Francesca Monari

MIRANDOLA – Nella Bassa modenese c’è un’autrice che sta lasciando il segno: Francesca Gennari, capace di muoversi con naturalezza tra ricerca e scrittura.

Francesca ha un legame profondo con Mirandola, dove è cresciuta tra gli affetti dei nonni, i banchi di scuola e l’impegno nella banda &”John Lennon” e nella filarmonica. Dopo anni di studio e lavoro tra Francia, Belgio e Lituania, è approdata a Pisa: qui, presso la Scuola Superiore Sant’Anna, svolge oggi un lavoro di analisi come tecnologa di ricerca.

“Mi occupo delle grandi sfide del presente e del futuro prossimo nel campo del diritto e della tecnologia” – esordisce Francesca.

Attualmente, gestisce progetti finanziati con i fondi PNRR e del Fondo Nazionale Complementare nella robotica riabilitativa. Nonostante una carriera costruita su rigore scientifico e spiegazioni logico-razionali, Francesca ha sentito il bisogno di esplorare una via differente.

“La pandemia prima, la guerra in Ucraina e il genocidio in Palestina poi, mi hanno spinto a cercare un senso diverso” – racconta.

Da questo bisogno è nata la sua prima raccolta di racconti, “Anni senza nome”, scritta tra il 2021 e il 2025. Il libro, selezionato dalla casa editrice in crowdfunding Bookabook, ha già raggiunto il traguardo necessario per la stampa e vedrà la luce a ottobre. L’opera è un mosaico che spazia tra l’intimistico, la distopia e l’umorismo, unendo elementi fantastici ai luoghi che l’hanno formata: la Francia, la Lituania e l’Italia, il Paese in cui pensava non sarebbe mai tornata.

Prima di diventare tecnologa di ricerca e autrice, Francesca ha mosso i primi passi nel mondo legale e ha svolto un tirocinio presso un'istituzione europea, il Mediatore europeo nella sede di Strasburgo, in Francia, la cui funzione è quella di essere garante dei principi della buona amministrazione.

“Lavorando sulle inchieste e sulle indagini documentali, mi sono accorta del crescente peso che le nuove tecnologie avevano nella vita dei cittadini – spiega – e da lì mi è venuta l’idea di cercare un dottorato che unisse diritto e tecnologia. Cosa che poi è successa: era un dottorato in Law, Science and Technology, coordinato dall’Università di Bologna, che mi ha portato a Bologna, Torino e poi Vilnius, in Lituania”.

Oggi, tra un algoritmo e una pagina bianca, Francesca continua a cercare quel “senso” che unisca la precisione della legge alla libertà della fantasia. Un progetto ambizioso che, proprio come i suoi racconti, promette di non passare inosservato.

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