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Fa la comparsa nel film “Ferrari” per 300 euro, l’Inps gliene chiede indietro 34mila: la beffa del pensionato a Modena
MODENA – Dal sogno di partecipare ad un grande film, all’incubo peggiore.
E’ quello che ha vissuto un pensionato modenese, che si era visto revocare un anno di pensione per aver fatto la comparsa nel film “Ferrari” del regista Michael Mann, con attori stellari e internazionali quali Penelope Cruz e Adam Driver.
A riportare la notizia è il Corriere di Bologna.
L’uomo era andato in pensione con «quota 100» nel 2020 quando aveva 62 anni e 38 anni di contributi. Nel 2022 a 64 anni era riuscito a realizzare un piccolo sogno nel cassetto: era stato scelto per fare la comparsa nel film su Enzo Ferrari.
Due giorni di riprese per apparire in pochi secondi del film, insieme alle altre comparse.
L’Inps a fine 2023 gli comunicò che gli sarebbe stata revocata l’intera pensione erogata nel 2022, circa 34 mila euro, per violazione della normativa sulla non cumulabilità dei redditi per chi è andato in pensione con «quota 100», considerando le sue prestazioni nel film come lavoro dipendente.
Una doccia fredda per il pensionato modenese che si rivolse al Patronato Inac-Cisl e senza indugio impugnò il provvedimento dell’Inps. L’ente previdenziale non volle sentire ragioni e si finì in tribunale.
Nei giorni scorsi, i giudici della Corte d’appello di Bologna, sezione lavoro, hanno respinto definitivamente nel merito il ricorso dell’Inps dando piena ragione al pensionato.
Nel procedimento giudiziario è emerso che nel periodo indicato, il pensionato non aveva affatto prestato lavoro nei termini indicati dall’Inps, essendosi limitato per sole 2 giornate a partecipare come «comparsa» al film su Enzo Ferrari, cedendo i diritti di immagine alla società «Welcome to Italy», senza al contrario firmare alcun contratto di lavoro, men che meno subordinato e che peraltro, per la la partecipazione al film, il pensionato aveva percepito appena 300 euro, una sorta di rimborso spese come avviene in tutti i casi simili.
La pensione «quota 100», infatti, prevede un rigido divieto di cumulo con i redditi da lavoro (dipendente o autonomo) a partire dalla data di decorrenza fino all’età per la pensione di vecchiaia (67 anni).
L’unica eccezione è il lavoro autonomo occasionale, ammesso entro il limite lordo annuo di 5.000 euro. Il superamento, invece, comporta la sospensione della pensione per l’intero anno.
Il pensionato, quindi, riavrà i suoi soldi.
Fonte foto: Wikipedia.
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