Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, oltre 300 donne della Bassa modenese aderiscono alla Resistenza e si mobilitano per aiutare disertori della Repubblica Sociale, renitenti alla leva, ebrei, soldati alleati in fuga dai campi di concentramento del regime. Hanno età e istruzione diverse: sono braccianti e mondine, ma anche lavoratrici a mezzadria, maestre, ostetriche, studentesse, suore, dipendenti comunali.

Molte conoscono l’arresto, il carcere, le percosse, le torture.

Sette perdono la vita, fucilate o uccise per rappresaglia.

La loro vicenda la presenta Fabio Montella, ricercatore indipendente e giornalista professionista di Mirandola, nel suo libro “Donne invisibili. La Resistenza femminile nella Bassa modenese” (Bibliotheka edizioni), che sarà pubblicato il prossimo 3 aprile.

Anche se non mancano donne che prendono parte ad azioni armate, la partecipazione femminile alla Resistenza, pagina finora poco considerata dagli studi storici, consiste in gran parte nel procurare cibo, vestiti, scarpe, coperte, medicine. E, soprattutto, nel tenere i collegamenti tra i gruppi e con i comandi portando ordini, messaggi, armi, munizioni, esplosivi.

L’attività di “staffetta” evoca compiti ancillari, ma è in realtà estremamente rischiosa. In genere le partigiane percorrono chilometri a piedi o in bicicletta su strade accidentate, sentieri di campagna o lungo gli argini, vincendo la paura e usando grandi doti di coraggio, astuzia e ingegno. Viaggiano con il freddo, il fango e la neve, a volte anche di notte, sempre con il rischio di essere fermate da repubblichini o tedeschi. Nascondono biglietti, stampe e volantini in mutandoni sotto la gonna, in pancere che simulano la gravidanza, nei reggiseni, nelle trecce dei capelli.

Una Resistenza quasi sempre disarmata, ma efficace e indispensabile alla lotta armata, rimasta per troppo tempo ai margini del discorso pubblico e delle ricostruzioni storiche che qui viene portata alla luce grazie a documenti d’archivio inediti e testimonianze in presa diretta. Fabio Montella non si è limitato a consultare documenti e materiali d’archivio, ma ha raccolto le storie dalla viva voce delle protagoniste o dei discendenti, incontrandoli nel corso di numerose occasioni. Nella prima parte del volume si analizzano i nodi storiografici centrali, letti in una realtà territoriale esemplare, e si ricostruiscono le varie forme di resistenza possibili. La seconda parte è invece una carrellata di biografie di ben 313 donne che hanno preso parte alla Lotta di Liberazione.     

 Il volume è promosso dalle associazioni Donne in centro APS e Avis di Mirandola, in collaborazione con l’Istituto Storico di Modena e il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola.