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ITINERARI CURIOSI | Il mistero del “porto” d’Appennino: dove la montagna guarda il mare che non c’è
di Francesca Monari
Nel cuore dell’Appennino bolognese, a quasi 700 metri di altitudine e più precisamente a Gaggio Montano, sorge un monumento unico nel suo genere: l’unico faro d’Italia costruito in piena montagna, lontano centinaia di chilometri dal mare. Un bizzarro ossimoro architettonico che, anziché orientare le navi, custodisce la memoria e illumina la vallata del Reno.
Per capire come sia nata questa insolita struttura bisogna risalire al 1951. Gaggio Montano era stato un punto nevralgico della Linea Gotica durante la Seconda Guerra Mondiale, teatro di duri scontri che avevano segnato profondamente la comunità locale. Nel dopoguerra, si decise di erigere un monumento che non fosse solo un freddo ricordo, ma un simbolo di rinascita e di luce. Il progetto fu affidato all’ingegnere Giuseppe Rinaldi, che scelse di reinterpretare un’antica torre di guardia trasformandola, appunto, in un faro.
La posizione è a dir poco spettacolare: il faro sorge sulla cima del “Sasso di Gaggio”, un imponente sperone di roccia ofiolitica verde scuro che domina l’intero borgo. Questa roccia vulcanica, che sembra quasi un meteorite piovuto in mezzo alle case, era già storicamente il fulcro del paese (ospitava un’antica rocca medievale, poi demolita). Lassù, la struttura in sasso e cemento si staglia contro il cielo per circa 14 metri.
Ma la vera magia avviene al tramonto. Ogni sera, la potente lanterna posizionata sulla cima del faro si accende, proiettando i suoi fasci di luce verde, bianca e rossa verso i monti circostanti, rendendolo visibile a chilometri di distanza da tutta la valle.
Ai piedi della torre, una cripta sacrario conserva i nomi dei caduti civili e militari della zona, trasformando il faro in un faro di speranza e di pace, un monito luminoso nato dalle macerie del conflitto.
Oggi, salire i gradini che portano alla base del Faro di Gaggio Montano non è solo una passeggiata per ammirare uno dei panorami più mozzafiato dell’Appennino tosco-emiliano, ma è un viaggio in una delle curiosità architettoniche più singolari d’Italia. Un luogo dove la montagna ha deciso, a modo suo, di darsi arie di mare, regalando a chi lo visita una storia di ingegno e straordinaria suggestione visiva.
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