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A Carpi processione e celebrazione eucaristica per la festa del Patrono San Bernardino da Siena
CARPI – Mercoledì 20 maggio, la Diocesi e la Città di Carpi hanno vissuto la festa del Patrono San Bernardino da Siena. Dopo i vespri nella chiesa intitolata al Santo Patrono, si è svolta la processione, guidata dal vicario generale, monsignor Gildo Manicardi, con il reliquario del Santo trasportato dai volontari dell’Unitalsi e con l’accompagnamento musicale del Corpo bandistico Città di Carpi. All’arrivo in Cattedrale, la solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo Erio Castellucci. Tanti i fedeli presenti, insieme alle Autorità Civili, con il gonfalone della Città di Carpi, e Militari. Numerosi i sacerdoti concelebranti anche dalla diocesi di Modena con i seminaristi.Al termine della celebrazione eucaristica è stato assegnato il Premio Mamma Nina 2026 al progetto EroStraniero, promosso da Cooperativa Il Mantello, Masci Carpi 1, Udi e Azione Cattolica. Nell’omelia, “breve, bella e chiara”, come consigliava il Santo senese, monsignor Castellucci si è soffermato sull’attualità della predicazione di San Bernardino come messaggero di pace e di fraternità. Di seguito una sintesi dell’omelia, con testo integrale disponibile su www.diocesicarpi.it.
“Teologia della concordia” e “teologia della prosperità”
“Nell’annuncio evangelico di Bernardino – ha affermato mons. Castellucci – ci sono spunti notevoli di quella che si potrebbe definire ‘teologia della concordia’. La pacificazione civile, a suo parere, è la trama che sostiene e permette anche la prosperità sociale. Quanto più una città vive in pace, tanto più prospera”. Una prospettiva che “si estendeva per Bernardino anche al benessere economico – una città o una nazione in pace progredisce, in guerra regredisce – ed è di grande attualità”. Al contrario, in un’epoca come la nostra, “nella quale torna con prepotenza la follia della guerra, spacciata come soluzione dei problemi e fattore di progresso”, “ha preso piede in una parte del mondo la ‘teologia della prosperità’, basata su calcoli finanziari ed economici vantaggiosi solo per i potenti; una teologia che legittima i conflitti armati come parte dello sviluppo di una cultura”.
Legittimare le guerre nel nome di Dio è una “bestemmia”
Questa “teologia avariata” – così l’ha definita mons. Castellucci – “a cui aderisce anche l’attuale Presidente degli Stati Uniti, vuole legittimare le guerre chiamando in causa il nome di Dio, che starebbe dalla parte del più forte”. Al contrario, Papa Leone e, prima di lui, Papa Francesco, hanno definito “bestemmia” il coinvolgimento del nome di Dio nei conflitti armati, “chi lo fa ritenendosi cristiano e strumentalizza quel nome di Gesù che Bernardino aveva divulgato come strumento di pace, opera contro il Vangelo e contro l’umanità”.
Cosa direbbe oggi Bernardino se andasse a Mosca, Gerusalemme, Teheran…
E a proposito di strumentalizzazione del nome di Dio, possiamo immaginare che cosa direbbe, oggi, San Bernardino se si recasse nei Paesi in guerra, ha osservato il Vescovo, citando alcune capitali: se a Mosca sentisse il Patriarca ortodosso inneggiare all’invasione dell’Ucraina; se a Gerusalemme venisse a sapere dell’attacco criminale dei terroristi di Hamas (7 ottobre 2023) o della sproporzionata reazione del Governo israeliano contro Gaza; se a Teheran constatasse che da oltre quarant’anni il Paese è comandato da una dittatura teocratica.
… la pace è dolce e “conviene a chi la costruisce”
“Non crederebbe a ciò che vede e sente – ha affermato il Vescovo -. Lui, uomo del Medioevo che si affaccia all’Umanesimo, avrebbe forse solo continuato a dirci che la pace è dolce e la guerra è ruvida, che la pace è il vertice del Vangelo e che conviene – in tutti i sensi, anche economico – a chi la costruisce. E avrebbe continuato imperterrito, con San Paolo, ad esclamare: ‘guai a me se non predicassi il Vangelo’; forse, da arguto toscano – ha concluso – avrebbe aggiunto: ‘E tanti guai vengono a voi se non lo ascoltate’.











































