​Una nuova vita è sbocciata nella notte tra ieri e oggi, ma non tra le mura di un ospedale, bensì a bordo di un’ambulanza lanciata a tutta velocità nelle campagne modenesi.

Protagonista della vicenda – raccontata dal Corriere della Sera – è una ragazza di 21 anni residente a San Martino Spino, frazione di Mirandola, che intorno alle 2:00 ha accusato i segnali imminenti del parto.

L’episodio, pur essendosi concluso nel migliore dei modi, riaccende prepotentemente il dibattito sulla chiusura del punto nascita del Santa Maria Bianca di Mirandola, serrato ormai dal maggio 2019.

​Da ben sette anni, le donne incinte della Bassa sono costrette a sfidare il tempo e la geografia, percorrendo decine di chilometri per raggiungere il presidio più vicino.

Quando i sanitari del 118 sono giunti nell’abitazione della giovane famiglia di origini marocchine, si sono resi conto che il travaglio era già in fase troppo avanzata per una gestione ordinaria. Nonostante fosse stato allertato anche l’elisoccorso, i medici hanno preferito procedere via terra per garantire la massima stabilità alla partoriente.

​La corsa verso l’ospedale Ramazzini di Carpi si è però interrotta quasi subito: le contrazioni sono diventate inarrestabili e la piccola è venuta al mondo nel vano sanitario dell’ambulanza, assistita con prontezza dal personale di bordo. Solo dopo il lieto evento, mamma e neonata sono state trasportate al Pronto Soccorso ginecologico di Carpi per i controlli di rito.

Entrambe godono di ottima salute, ma resta l’amarezza per un territorio che, privato da anni dei servizi essenziali, continua a vivere ogni nascita come una corsa verso lontani ospedali.