SAN FELICE – Oggi San Felice sul Panaro non perde solo un falegname straordinario; perde un pezzo del suo cuore creativo, un uomo che ha saputo trasformare il legno in emozione e la fatica in magia. La tragica scomparsa di Roberto Gavioli, avvenuta in un drammatico incidente accaduto sabato 4 aprile, che ha visto coinvolto anche il figlio — a cui va il pensiero più profondo di tutta la comunità, che lotta anch’egli tra la vita e la morte all’ospedale Maggiore di Bologna — lascia un vuoto incolmabile. Aveva 73 anni.

Roberto non era semplicemente un tecnico; era l’architetto dei sogni collettivi, il braccio e la mente dietro le scenografie che hanno reso celebri il “Villaggio Fantozzi” e la “CineValley“.

L’ultimo atto di un regista del legno

Mentre la comunità si stringe nel dolore, il ricordo corre a quelle strutture monumentali che Roberto tirava su dal nulla.

“Mi à sòn un marangon” è così che Roberto, “Robby” per gli amici, Gavioli amava essere riconosciuto. “Sono un falegname”, anche se da quelle mani creava capolavori impensabili.

Quando San Felice si popolava delle atmosfere fantozziane, era lui a dare sostanza a quel mondo con costruzioni alte fino a dieci metri che sfidavano lo stupore e l’immaginazione.
Costruttore di meraviglie: Con umiltà e un talento fuori dal comune, Roberto riusciva a ricreare le icone delle scenografie del cinema con una precisione che lasciava a bocca aperta. E per quanto grandi fossero, non gli faceva paura nessuna sfida
Generosità artigiana: Il suo contributo a CineValley non era solo professionale, ma un dono d’amore per il proprio paese. Ogni asse inchiodata, ogni palcoscenico allestito era il suo modo di dire “ci sono” per la sua gente.

Un legame spezzato nel giorno di festa

La tragedia è resa ancora più cupa dal contesto in cui è avvenuta: in un giorno di festa, il sabato di Pasqua che passava con la famiglia, quella dimensione che per Roberto era nobiltà e creazione. Sapere che il figlio era al suo fianco aggiunge un carico di sofferenza che la città sta cercando di assorbire nel silenzio e nel rispetto. Roberto è caduto facendo ciò che ha sempre fatto: impegnandosi in prima linea, con le mani sporche di quel mestiere che tanto amava.

La sua eredità: una scenografia indimenticabile

Se oggi San Felice è conosciuta come un borgo capace di sognare in grande, è perché Roberto Gavioli ha costruito le fondamenta di quei sogni. Non c’è angolo delle manifestazioni storiche del paese che non porti la sua firma invisibile, il suo tocco sapiente, la sua capacità di risolvere ogni problema con un sorriso e un colpo di pialla.

Le scenografie sono fatte per essere smontate, ma l’impronta che Roberto ha lasciato nella memoria di chi lo ha visto lavorare, ridere e creare, resterà solida come la quercia.”

Oggi il sipario cala in modo troppo brusco e crudele. Ma ogni volta che una luce si accenderà su una scenografia a San Felice, ogni volta che il “Villaggio” tornerà a vivere, un pensiero andrà a Roberto: l’uomo che sapeva rendere reale l’immaginazione.

Alla famiglia al figlio, l’abbraccio più forte di una terra che non dimenticherà il suo maestro falegname.

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