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Il Comitato Olimpico Internazionale esclude le donne trans dalle gare femminili, il Cassero protesta e chiede più diritti e dignità
BOLOGNA – In occasione della Giornata internazionale della visibilità transgender, in programma il 31 marzo, il Circolo politico Cassero LGBTQIA+ Center protesta questa decisione e rilancia chiedendo più diritti, servizi e dignità.
Negli ultimi mesi, i diritti delle persone trans* sono sempre più al centro del dibattito pubblico e politico: è proprio di ieri la notizia (link1) che il Comitato Olimpico Internazionale ha deciso che le atlete transgender non potranno più competere nelle categorie femminili a partire dalle olimpiadi di Los Angeles 2028. L’accesso alle gare sarà riservato alle sole “donne biologiche”, determinato tramite un test genetico. Su questo la posizione del Cassero LGBTQIA+ Center è netta, come dice la presidente Camilla Ranauro: “Le donne trans vengono ancora una volta usate come capro espiatorio per difendere uno sport che non è mai stato davvero equo. I dati sono complessi, non esiste un consenso scientifico su un vantaggio sistematico. La decisione invece è semplicissima: escludere. Questa non è scienza, è esclusione travestita da neutralità. Noi scegliamo di stare dalla parte opposta”.
Ma anche in Italia il panorama è preoccupante: dall’ispezione ministeriale al centro per la disforia di genere dell’ospedale Careggi di Firenze che ha sollevato forti preoccupazioni nella comunità scientifica e LGBTQIA+ (link2), all’acceso confronto sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole (link3), fino alle posizioni apertamente contrarie espresse da esponenti politici sull’introduzione strutturale di questi percorsi (link4). In questo contesto segnato da inquietanti passi indietro, parlare di visibilità transgender significa oggi parlare soprattutto di accesso concreto a diritti, servizi e informazioni.
Ecco perché in occasione del Transgender Day of Visibility (TDOV), il Cassero ribadisce il proprio impegno nel rendere visibili, riconosciute e tutelate le persone trans* e non binarie, non solo sul piano simbolico ma attraverso servizi concreti, spazi sicuri e pratiche quotidiane di autodeterminazione. Da oltre quarant’anni il Cassero è un punto di riferimento per la comunità LGBTQIA+, ma negli ultimi anni ha rafforzato il proprio posizionamento come realtà attraversata da soggettività trans*. Questo impegno emerge anche dai dati (aggiornati a fine 2025):
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il 18% delle quasi 280 volontarie che frequentano il Cassero LGBTQIA+ Center sono persone trans* o non binarie;
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e anche il 27% delle circa 360 persone che si sono rivolte ai servizi di Spazio Cassero sono trans* o non binarie.
Questi numeri raccontano una presenza centrale nelle attività dell’associazione, perché anche la socializzazione è una forma di welfare indiretta molto importante. Come accade per le buone pratiche messe in campo dalla Gilda (gruppo ludico del Cassero) e riassunte nel Manifesto Rosa del Gioco. Per creare un safer space, all’ingresso di ogni loro evento le volontarie della Gilda chiedono a chiunque di indossare un’etichetta che indichi il proprio nome e i pronomi che preferisce usare. Negli anni le etichette sono cambiate, grazie anche ai feedback delle persone che partecipavano, e ora lo spazio maggiore è lasciato ai pronomi per prevenire il misgendering.
Ma i numeri mostrano anche un bisogno crescente di servizi, ascolto e tutela. In questo scenario, Spazio Cassero – Centro Antidiscriminazione e Segretariato Sociale rappresenta un presidio fondamentale sul territorio. Si tratta di un ambiente sicuro, dedicato in particolare a chi ha subito discriminazioni o violenza, che offre ascolto, sostegno e orientamento attraverso servizi accessibili e gratuiti. Questi servizi non rispondono a bisogni episodici, ma a una domanda strutturale che continua a crescere e che spesso non trova risposte adeguate nel sistema pubblico. La visibilità delle persone trans*, infatti, non può limitarsi a una dimensione simbolica o celebrativa: essere visibili significa poter accedere a cure, diritti, lavoro, casa, istruzione, senza discriminazioni. Significa poter esistere nello spazio pubblico senza subire violenza, stigma o marginalizzazione.
Per tutti questi motivi il Cassero invita a partecipare a due eventi organizzati da Rivolta Pride: il primo è un’assemblea lunedì 30 marzo alle 19:00 in via Zamboni 32 in cui interverranno anche Genderlens, Gruppo Trans, Movimento Identità Trans, Non Una Di Meno, Mala Consilia, Collettivo AUT, Lesbiche Bologna, Smaschieramenti, Queers for Palestine e Link. Si parlerà di infanzia trans* e educazione alle differenze e al genere, violenza verso le persone non binarie, decreti legge Valditara e Bongiorno, Palestina e pinkwashing. Inoltre si farà una critica al bilancio di genere dell’università di Bologna e alla parità di genere nei programmi universitari; infine, sarà presentato un questionario rivolto alle soggettività trans* che attraversano l’università.
L’altro evento organizzato da Rivolta Pride è una “passeggiata arrabbiata” che si terrà martedì 31 marzo alle 17:30 nella zona universitaria: ci sarà un corteo con partenza alle 18:00 da piazza Verdi che si concluderà in piazza del Nettuno. E proprio in questa Giornata internazionale della visibilità transgender, il Cassero rinnova il proprio impegno a mettere al centro le soggettività trans*, valorizzandone le esperienze e sostenendone i percorsi.
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