«Non è stato facile inserirsi in un ambiente maschilista come quello dell’equitazione». Riflette sul proprio ambito sportivo Jessica Pompa, senza nascondere le difficoltà che un’atleta deve vivere in un settore spesso machista. La fantina, 37 anni, originaria di Sant’Elpidio a Mare (Fermo) ma stanziata a Castel Maggiore (Bologna), gareggia nella specialità del trotto e lotta per la parità dei sessi, anche laddove gli uomini hanno sempre costituito la maggioranza (almeno numerica). «Tante volte mi è capitato di dovermi cambiare in impianti senza lo spogliatoio femminile», sottolinea Jessica, «nonostante le fantine siano parte integrante del mondo dell’equitazione. Le atlete devono sempre dimostrare almeno il doppio rispetto ai colleghi maschi».
 
Un amore, quello per i cavalli, nato nel periodo dell’università, quando Jessica Pompa abitava di fronte all’ippodromo di San Siro.
 
«Nel 2012, a seguito di un lavoro part-time, sono stata contattata dal Circuito delle Stelle», racconta, «così ho iniziato la mia esperienza di driver. Cavalco senza l’utilizzo del frustino, per un pieno rispetto dell’animale». Una vera e propria innovazione, questa, che dissocia l’utilizzo della forza da uno sport che ha piuttosto bisogno di destrezza e agilità. «Mi alleno almeno tre volte a settimana, in più nel weekend c’è la gara», dichiara la fantina, «nonostante il mio lavoro principale sia quello dell’ingegnere. Per guidare bene il cavallo, occorre sensibilità e tatto, non occorre la violenza della frusta».