Salim El Koudri si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio avvenuto nella serata di ieri, sabato 16 maggio, davanti al procuratore di Modena Luca Masini e al pm di turno. Il 31enne, accusato di strage e lesioni aggravate, è assistito dall’avvocato d’ufficio Francesco Cottafava.

Dalle prime indagini emerge che non ci sarebbero motivazioni religiose dietro l’attentato. Né quanto emerso dalle perquisizioni domiciliari, né le dichiarazioni rese dal giovane agli investigatori farebbero pensare a un percorso di radicalizzazione islamica. Gli inquirenti ritengono invece più probabile che il gesto sia maturato in un contesto di forte disagio sociale e psichiatrico.

El Koudri, affetto da disturbo schizoide di personalità, era stato seguito più volte dal Centro di salute mentale di Castelfranco Emilia almeno fino al 2024. Successivamente avrebbe interrotto le cure, smettendo di presentarsi alle visite programmate. Durante la perquisizione nella sua abitazione di Ravarino sarebbero inoltre emersi ulteriori segnali di instabilità mentale.

Nato a Seriate, in provincia di Bergamo, da genitori marocchini anch’essi incensurati, El Koudri viveva con la famiglia in una palazzina popolare di Ravarino, comune modenese di circa 6mila abitanti. Non è sposato e non ha figli. Laureato in Economia aziendale, aveva lavorato come operaio ma da tempo era disoccupato.

Secondo quanto avrebbe raccontato agli investigatori, alla base del suo rancore verso la società ci sarebbero sentimenti di emarginazione, episodi di razzismo e bullismo, oltre alla frustrazione per la perdita del lavoro e per l’impossibilità di trovarne un altro nonostante la laurea ottenuta “con fatica”.

L’auto utilizzata per travolgere la folla era stata acquistata usata nel dicembre 2024 per 2.700 euro, cioè dopo l’interruzione del percorso terapeutico.

La Procura di Modena procede con l’accusa di strage, reato che si configura anche senza vittime mortali quando vengono compiuti atti idonei a mettere in pericolo la pubblica incolumità con l’intento di uccidere. Nell’attacco sono rimaste ferite otto persone, due delle quali in condizioni gravissime e in pericolo di vita. Due persone hanno subito l’amputazione delle gambe.

Nonostante al momento non emergano elementi concreti riconducibili al terrorismo islamista, il fascicolo viene seguito anche dal gruppo antiterrorismo della Procura distrettuale di Bologna, che dovrà verificare definitivamente l’eventuale presenza di contatti o influenze estremiste. Nei dispositivi elettronici sequestrati, però, non sarebbero stati trovati segnali di radicalizzazione e anche i contenuti rimossi da Meta non avrebbero avuto natura jihadista.

Dagli accertamenti domiciliari sarebbero invece affiorati segnali di una forte instabilità mentale. Gli investigatori ritengono quindi prevalente la pista psichiatrica, anche alla luce del fatto che tra il 2022 e il 2024 il 31enne si era rivolto più volte ai servizi di salute mentale, pur senza mai essere sottoposto a Tso.

L’avvocato Francesco Cottafava ha spiegato di non avere ancora ricevuto integralmente gli atti dell’inchiesta. “Il mio assistito è in uno stato di confusione totale”, ha dichiarato il legale.
La convalida del fermo è attesa nel primo pomeriggio di domani, lunedì 18 maggio.

Intanto, mentre proseguono le indagini, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno fatto visita ai feriti ricoverati dopo l’attentato, esprimendo vicinanza alle vittime, alle famiglie coinvolte e agli operatori sanitari impegnati nell’assistenza.

 
 
 

 

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