Amministrative Finale Emilia
Terzo settore, nuove linee guida regionali: cosa cambia davvero per associazioni e cooperative
BOLOGNA – Più collaborazione con i Comuni, meno gare tradizionali e un ruolo più attivo nella definizione delle politiche locali. Sono questi, in sintesi, gli effetti concreti delle nuove Linee guida sull’amministrazione condivisa adottate dalla Regione Emilia-Romagna e presentate a Bologna.
Il documento, rivolto a enti locali ed enti del Terzo settore (Ets), prova a tradurre in pratica quanto previsto dal Codice del Terzo settore (decreto 117/2017): non più solo affidamenti di servizi, ma costruzione condivisa degli interventi.
Cosa cambia in concreto
Per chi lavora nel Terzo settore, la novità principale è il coinvolgimento fin dalle fasi iniziali. Non si entra più solo a valle, per gestire un servizio già deciso, ma già nella fase di analisi dei bisogni.
Questo avviene attraverso tre strumenti:
- Co-programmazione: enti pubblici ed Ets analizzano insieme i bisogni del territorio e definiscono le priorità.
- Co-progettazione: si costruiscono insieme gli interventi e i servizi.
- Convenzioni: modalità di collaborazione stabile per gestire attività di interesse generale.
In pratica, per associazioni e cooperative significa avere più spazio per proporre idee e contribuire alla progettazione, non solo eseguire.
Meno gare, più collaborazione
Le Linee guida chiariscono anche un punto rilevante: queste procedure possono essere alternative alle gare pubbliche tradizionali, quando l’obiettivo è costruire valore sociale e non solo acquistare un servizio.
Per il Terzo settore questo comporta:
- meno competizione puramente economica
- maggiore riconoscimento delle competenze sociali e territoriali
- possibilità di lavorare in partenariato con gli enti pubblici
Nuovi strumenti operativi
Il documento introduce anche metodologie pratiche che gli enti potranno usare. Tra queste:
- mappatura del territorio per individuare bisogni e risorse
- camminate di quartiere per raccogliere segnalazioni dirette dai cittadini
- world café e laboratori partecipativi per far emergere idee progettuali
- future lab per costruire scenari e soluzioni nel medio periodo
Per gli operatori significa essere coinvolti in processi più aperti e partecipativi, ma anche dover sviluppare competenze nuove, soprattutto nella progettazione condivisa.
Più responsabilità (e più competenze richieste)
L’altro lato della medaglia è che aumenta il livello di responsabilità. Gli Ets non sono più solo gestori, ma co-attori delle politiche pubbliche.
Questo implica:
- capacità di lavorare in rete
- competenze nella lettura dei bisogni sociali
- presenza attiva nei tavoli istituzionali
- maggiore strutturazione organizzativa
Non a caso la Regione ha già avviato percorsi formativi dedicati, che hanno coinvolto centinaia di operatori.
Un cambio di modello
Il passaggio chiave è culturale prima ancora che tecnico: si passa da un modello in cui il pubblico “affida” servizi a uno in cui pubblico e Terzo settore condividono obiettivi e responsabilità.
Resta fermo un punto: la decisione finale spetta sempre all’ente pubblico. Ma le Linee guida indicano che questa decisione dovrà tenere conto del lavoro fatto insieme agli enti coinvolti.
In sintesi
Per il Terzo settore le nuove Linee guida significano:
- più possibilità di incidere sulle politiche locali
- meno centralità delle gare tradizionali
- maggiore coinvolgimento nei processi decisionali
- necessità di competenze progettuali più avanzate
L’obiettivo dichiarato dalla Regione è rendere questa collaborazione più stabile e diffusa. Ora la partita si gioca sui territori: molto dipenderà da come Comuni ed enti sapranno applicare concretamente questi strumenti.






































