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Quando l’horror diventa catarsi, intervista allo scrittore del brivido Andrea Ecclesie
Dalla perdita personale alla scrittura, fino alla costruzione di un pubblico online: abbiamo incontrato Andrea Ecclesie per raccontare il suo percorso e capire come sta cambiando oggi il linguaggio dell’horror.
Andrea Ecclesie, classe 1977, originario di Brindisi, è copywriter, storyteller e scrittore indipendente che, dopo una formazione classica tra liceo e studi universitari, ha scelto l’horror come linguaggio privilegiato per indagare le zone più profonde e oscure dell’esperienza umana. Attivo soprattutto online con lo pseudonimo di Andrew The Dark Writer, pubblica racconti in italiano e in inglese su piattaforme digitali e community di scrittura, costruendosi nel tempo un pubblico fedele e sempre più coinvolto.
La sua narrativa si colloca tra horror psicologico e suggestioni soprannaturali, ma parte quasi sempre da un dato concreto: la realtà quotidiana. È lì che interviene la frattura, lo scarto, la distorsione. Le sue storie prendono ciò che è familiare e lo trasformano in qualcosa di inquietante, spingendo il lettore a interrogarsi su ciò che vede — e su ciò che crede di vedere. Nei suoi testi convivono tensione narrativa e introspezione: la paura non è mai fine a se stessa, ma diventa uno strumento per esplorare perdita, fragilità, identità e disagio.
Autore della recente Raccolta di racconti horror, Ecclesie rappresenta una delle espressioni più interessanti dell’editoria indipendente contemporanea, dove il digitale non è solo un canale di distribuzione, ma un vero laboratorio creativo e relazionale.
Il suo percorso come autore nasce in modo diretto e personale nel dicembre 2023, quando inizia a pubblicare racconti horror su Facebook. «Ho cominciato a scrivere perché ho perso delle persone care. Invece di lasciarmi trascinare dal dolore, l’ho trasformato in scrittura: è stato un modo per liberarmi». Da esigenza intima a pratica costante, fino al confronto con il pubblico: «Non sapevo se quello che scrivevo fosse valido. Poi le persone hanno iniziato a dirmi che i racconti funzionavano, che li colpivano».
Il riscontro arriva rapidamente, anche grazie alla pubblicazione su pagine con migliaia di follower. Da lì nascono relazioni e collaborazioni: tra queste la pagina Scrittori dell’Oscurità, creata insieme a Noemi Urso di Catania, e il confronto continuo con altri autori, come Claudio Bertolotti di Como, con cui condivide idee e progetti. Una rete informale ma attiva, fatta di scambi, gruppi di lavoro e contaminazioni.
Il passaggio a piattaforme come Medium segna un ulteriore salto, anche in termini di visibilità internazionale. Dal 2024 Ecclesie integra nel suo processo anche strumenti di intelligenza artificiale, ma con un approccio preciso: «Non li uso per scrivere al posto mio. Mi servono per ragionare, confrontarmi su idee, migliorare la revisione dei testi e anche per strategie di promozione». Un utilizzo quindi operativo e riflessivo, non sostitutivo.
La sua scrittura si nutre di riferimenti molteplici: dai grandi classici dell’horror come H.P. Lovecraft, Edgar Allan Poe e Stephen King, fino al fumetto italiano — in particolare Dylan Dog — e al cinema, con richiami visivi che guardano anche a Stanley Kubrick. «Quando descrivo una scena, penso in modo cinematografico. I lettori mi dicono che si vedono dentro la storia, che si spaventano davvero. Alcuni mi raccontano che dormono con la luce accesa».
Al centro della sua produzione c’è una forte componente autobiografica, non tanto nei fatti quanto nelle atmosfere e nei nuclei emotivi. La Raccolta di racconti horror riunisce cinque storie tra le più apprezzate dal pubblico online — Dagli abissi, Maestrum, Buonasera Jack, La mantide religiosa e La villa della medium — alcune ambientate proprio a Brindisi. «C’è molto di personale, soprattutto nelle ambientazioni e nei temi. Sono racconti collegati da un’oscurità interiore che si nasconde sotto la realtà».
Dal punto di vista teorico, Ecclesie richiama anche la corrente dello Sturm und Drang, studiata durante il percorso accademico: una visione che mette in crisi l’idea di una realtà perfettamente razionale e ordinata, per far emergere tensioni, conflitti e zone d’ombra. «Mi interessa scardinare quella superficie di perfezione apparente che la modernità costruisce».
Il processo creativo parte spesso da elementi concreti, ma si sviluppa attraverso una deformazione psicologica. «Lavoro sulle paure interiori, sulla dissociazione dalla realtà. Prendo situazioni quotidiane — anche estreme — e cerco di entrare nella mente di chi le vive. È un esercizio di psicologia: costruire una realtà distorta ma credibile».
Una scrittura che cambia anche in base alla lingua e al pubblico. «Scrivere in inglese è diverso: il pubblico anglofono preferisce frasi più brevi, ritmo rapido, descrizioni essenziali. Quello italiano è più abituato a strutture dense, più articolate». Un adattamento stilistico che riflette due diverse modalità di fruizione.
Dopo i racconti, il progetto è ampliare il formato narrativo. Non necessariamente un romanzo tradizionale, ma una costruzione seriale: «Mi chiedono di continuare le storie. Sto lavorando a mini-romanzi a puntate, sei o sette episodi che poi diventano un’unica opera. Una sorta di espansione dello stesso universo narrativo».
E cosa deve lasciare un racconto horror oggi? Per Ecclesie la risposta è chiara: «Deve portare il lettore a guardare dentro se stesso. Voglio che si metta in discussione, che capisca quanto la percezione della realtà possa essere distorta. È questo che inquieta davvero».
In un contesto in cui l’horror, soprattutto cinematografico, ha spesso privilegiato lo splatter rispetto alla tensione, Ecclesie individua una possibile direzione alternativa: «Negli ultimi anni molti prodotti non facevano più paura, puntavano su sangue e shock visivo. Credo serva una nuova corrente, anche internazionale — tra Europa, Stati Uniti, Canada e Giappone — che riporti al centro l’oscurità interiore e i problemi del presente». Un ritorno, in parte, alle radici: «Penso anche alle fiabe horror dei fratelli Grimm, dove la paura aveva una funzione più profonda».
Accanto alla scrittura narrativa, Ecclesie guarda anche alla formazione. Sta lavorando a un manuale dedicato alle tecniche di scrittura e alla costruzione di un pubblico, con un approccio che unisce creatività e imprenditorialità. «Scrivere oggi significa anche sapersi muovere come autore indipendente, costruire un percorso».
L’horror, del resto, ha sempre avuto questa doppia natura: intrattenere e interrogare. Dalle sue origini nel mito e nel folklore, passando per il gotico settecentesco e i grandi autori dell’Ottocento come Poe, Shelley e Stoker, fino al Novecento di Lovecraft e King, il genere ha continuamente cambiato forma, mantenendo però lo stesso obiettivo: dare voce alle paure collettive. Oggi, nell’era digitale, questa funzione trova nuovi spazi e nuovi linguaggi.
In questo scenario, Andrea Ecclesie si inserisce come una voce che parte dal vissuto personale per arrivare a una riflessione più ampia. Per lui, l’horror non è solo un genere, ma uno strumento: per elaborare, raccontare e, soprattutto, capire.
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