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Non chiamatele “staffette”: a Mirandola la storia delle donne che hanno liberato l’Italia
Non solo un saggio su 313 donne che hanno contribuito in vari modi alla liberazione dell’Italia dal nazifascismo, ma anche il racconto dei primi passi compiuti dalle italiane per ottenere i loro diritti. In estrema sintesi è questo il contenuto di “Donne invisibili – La resistenza femminile nella Bassa modenese” saggio dello storico mirandolese Fabio Montella, realizzato in collaborazione con l’Istituto Storico di Modena, Via Roma 31 storia e comunicazione e con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Mirandola. Il volume è stato presentato venerdì 17 aprile nel cortile della biblioteca di Mirandola davanti a più di 100 persone.
Il libro sarà presentato anche il 20 aprile a Modena
“Donne invisibili” si basa su documenti storici, ma anche sulle testimonianze delle famiglie che sono state protagoniste di questo fondamentale e sanguinoso episodio della nostra storia. Come ha affermato la Direttrice dell’Istituto Storico Metella Montanari nel corso del seminario, ci sono fatti e frammenti di memoria che vengono tramandati solo a voce all’interno delle famiglie che hanno vissuto quelle esperienze. Col passare dei decenni queste storie scompaiono, perché a volte i giovani che le hanno ereditate tendono a darle un po’ per acquisite, così come i valori che queste esperienze si portano dietro. Fissare queste memorie in un saggio è importante anche per capire che i diritti di cui oggi beneficiamo sono stati ottenuti con grandi sacrifici e non devono essere dati per scontati.
Il volume diventa fondamentale anche perché offre uno sguardo diverso sulla Resistenza locale. Restituisce alle donne partigiane quel riconoscimento che la narrazione patriarcale imperante degli ultimi 80 anni ha sempre un po’ sminuito o “spazzato sotto al tappeto”. Per l’immaginario collettivo, “il partigiano” è sempre stato un uomo con in braccio un fucile. Un militare combattente. La realtà però era un po’ più complessa.
“C’erano donne che combattevano armi in pugno – ricorda Fabio Montella – Molte sono morte in azione o sono state fucilate. Dovremmo ripensare anche alla figura della ‘staffetta’. Consegnare messaggi o carichi, nascondere armi o viveri, erano tutte azioni d’importanza capitale. Pensate a una donna che doveva portare un messaggio dalla Bassa fino a Modena e poi tornare indietro, magari in bicicletta, con la neve. Oppure trasportare un’arma nascosta oltre un punto di controllo dei tedeschi, rischiando la vita. Sono fatti che andrebbero valorizzati e nel mio libro ho cercato di farlo. La lotta partigiana delle donne è iniziata per liberarsi dagli orrori del nazifascismo. Però ha gettato anche i primi semi per l’acquisizione della parità di genere nella società democratica che è nata dopo. Certo, questa lotta oggi è ancora lontana dall’essere conclusa, ma nella Resistenza possiamo comunque scorgerne i primi germogli”.
Alla presentazione è intervenuta Marina Marchi, Vicesindaco del Comune di Mirandola, ente che ha patrocinato l’iniziativa. Hanno inoltre partecipato Anna Martinelli e Patrizia Borsari, rispettivamente Presidenti dell’associazione Donne in Centro e di Avis Mirandola, che sostengono questa pubblicazione come veicolo di memoria. Le relatrici concordano: questo libro è importante per non dimenticare tutte quelle donne che hanno lottato nel nostro territorio, dando un contributo significativo alla nascita della Costituzione e dell’Italia democratica.










































