Vi abbiamo già parlato della serata del 10 aprile, quando contadini e allevatori di Agrifuturo hanno consegnato lo stato di crisi dell’agricoltura al Sindaco di Cavezzo Stefano Venturini. Come abbiamo visto, nel corso di quell’incontro sono emersi molti problemi. Ma anche qualche possibile soluzione. La strada più ovvia è quella del dibattito istituzionale: Venturini si è impegnato a comunicare i disagi dell’agricoltura locale ai tavoli della politica, in Provincia, in Regione. E chissà che non si arrivi anche a sensibilizzare il Ministero.

Aziende agricole e clienti dovranno trovare un terreno comune per trattare, e i politici devono fare da arbitri, accogliendo le richieste dei diversi gruppi. In questo senso, a detta dei coltivatori, diventa urgente anche aprire un dialogo con le acetaie. Pare infatti che le aziende che producono il famoso aceto balsamico di Modena non abbiano l’obbligo di utilizzare prodotti coltivati… a Modena. Sarebbe ironico, se per i coltivatori locali non fosse tragico. Senza contare che un consumatore, che acquista una bottiglietta con sopra scritto “Aceto balsamico di Modena” contenente uva coltivata in Puglia o addirittura in Montenegro o in Spagna potrebbe sentirsi preso un po’ in giro.

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E perché le cooperative agricole non chiedono direttamente alle acetaie un incontro per – passateci il gioco di parole – venirsi incontro? “L’abbiamo fatto nell’autunno del 2023 – ricordano gli agricoltori locali dell’associazione Coapi – Sapete com’è finita? Dopo un anno e mezzo di trattative per organizzare quella riunione, tra l’altro con la volontà dell’Assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammì di far collaborare le cantine sociali con gli acetieri, all’incontro si è presentata solo una (la più piccola) delle quattro realtà acetiere invitate. Non abbiamo concluso nulla”.

Ci ha colpito molto positivamente che all’incontro a Cavezzo gli agricoltori abbiano avuto la lucidità e il coraggio di fare anche autocritica. Tra i passi da compiere per uscire dalla crisi, i coltivatori hanno riconosciuto che le piccole realtà devono trovare la forza per unirsi, mettere da parte i campanilismi e fare fronte comune per crescere. Investire in ricerca e sviluppo, puntare di più al mercato estero pagando figure che trovino clienti anche dall’altra parte del mondo e riorganizzare i consigli di amministrazione delle cantine in modo da averne uno territoriale e non uno ogni 4 cantine com’è allo stato attuale. Questi in estrema sintesi i punti principali della ricetta dei nostri agricoltori.

“Il sistema delle cooperative ha funzionato in passato, ma oggi ci sembra che il socio non sia più al centro – ammette Giorgio Bonaccini dell’associazione Agrifuturo – A volte le cooperative accolgono nei consigli di amministrazione persone che non sono del mestiere e non possono avere una reale visione dei nostri problemi”. A Cavezzo sono emersi anche racconti che riguardavano consiglieri di cooperative che sarebbero stati al corrente delle difficoltà di clienti degli allevatori locali, ma avrebbero taciuto. Il conseguente fallimento di questi acquirenti avrebbe poi messo in gravi difficoltà i nostri allevatori, ma queste sono vicende che da anni sono al vaglio delle autorità competenti.

In ogni caso la crisi c’è, così come le possibili soluzioni. Ora tocca alla politica farsi carico delle sue responsabilità per far dialogare i vari attori, mentre i contadini dovranno lottare (ancora, eroicamente e come fanno da sempre) per sopravvivere. C’è anche un altro ingrediente importantissimo nella ricetta scritta dagli agricoltori per salvare il loro futuro e riguarda i giovani. E di questo ve ne parleremo presto.