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Medolla, grande successo per la conferenza “La mente e l’individuo, anzi, la persona: cosa la demenza ci insegna”
MEDOLLA – “La mente e l’individuo, anzi, la persona: cosa la demenza ci insegna”, questo il titolo della affollata conferenza ,organizzata dal Circolo Medico “M. Merighi” con il patrocinio del Comune di Medolla, tenuta dalla Prof.ssa Laura Calzà,Università di Bologna lo scorso 10 Aprile 2026 nell’Auditorium di Medolla. Straordinaria la lectio della Prof.ssa Calzà che ha conseguito una borsa di studio alla Fondazione Nobel di Stoccolma, seguita con grande attenzione dal pubblico che aveva gremito l’Auditorium. Di seguito viene riportata una sintesi dell’intervento.
“Le capacità mentali dell’essere umano nascono da una base genetica che struttura il cervello in forma iniziale, ma è l’esperienza a plasmarlo continuamente nel corso della vita. La mente si costruisce infatti come un sistema dinamico, che si sviluppa e si modifica in relazione all’ambiente, alle relazioni, allo stato di salute e alle condizioni di vita.Questa complessità si organizza in diversi domini cognitivi: percezione, attenzione, memoria, linguaggio, funzioni esecutive, capacità decisionali. Tutte queste componenti lavorano insieme, integrandosi in reti neurali ad altissima connettività, che costituiscono il substrato delle nostre esperienze e del nostro modo di pensare. La mente non è quindi un semplice insieme di funzioni, ma un sistema integrato che ci permette di dare significato al mondo e di agire in esso.Fin dalla nascita, questo sistema evolve attraverso fasi progressive: dalla predominanza delle funzioni sensoriali nella prima infanzia, allo sviluppo del linguaggio e della rappresentazione simbolica, fino al pensiero logico e astratto dell’adolescenza e dell’età adulta. Ma questo sviluppo non si conclude mai davvero: nell’adulto continua attraverso l’esperienza, l’apprendimento e l’adattamento ai cambiamenti della vita.Un aspetto fondamentale è che ogni mente è unica. Anche quando condividiamo la stessa lingua o le stesse conoscenze di base, ciascuno di noi costruisce un proprio patrimonio di significati e memorie. Una parola, un’esperienza, un ricordo non sono mai identici tra due persone, perché si intrecciano con vissuti differenti. È proprio questa rete di associazioni personali a definire la nostra identità.In questo senso, è utile richiamare due parole che spesso usiamo come sinonimi ma che racchiudono significati diversi. Individuo deriva dal latino in-divisus, cioè “non divisibile”: sottolinea l’unità e l’unicità biologica di ciascun essere umano. Persona, invece, ha un’etimologia più complessa e richiama l’idea di “maschera”, cioè il modo in cui ci presentiamo e ci relazioniamo agli altri. Essere persona significa quindi essere individui in relazione, inseriti in un contesto sociale.Questa dimensione relazionale è resa possibile da una capacità fondamentale della mente umana: la cosiddetta teoria della mente, cioè la capacità di attribuire stati mentali agli altri, comprendendone pensieri, emozioni e intenzioni. È questa abilità che ci permette di vivere in società, di comunicare, di costruire relazioni e di condividere significati.Alla luce di tutto questo, parlare di demenza significa interrogarsi su ciò che accade quando questo sistema complesso inizia a disgregarsi. Il termine stesso, de-mentia, richiama l’idea di una perdita della mente. Oggi, in ambito clinico, si parla di disturbo neurocognitivo di grado variabile, da lieve a grave, che può comparire in diverse malattie neurologiche, tra cui la più nota è la malattia di Alzheimer.
La demenza non è semplicemente una perdita di memoria. È un processo più ampio e profondo, che coinvolge progressivamente diversi domini cognitivi: il linguaggio si impoverisce, il ragionamento diventa più difficile, la capacità di prendere decisioni si riduce, l’attenzione si frammenta. Ma soprattutto si altera l’integrazione tra queste funzioni, quella rete che permette alla mente di funzionare come un insieme coerente.Con il progredire della malattia, si indebolisce anche il legame tra le esperienze passate e il presente. Il patrimonio di memorie personali, che costituisce la nostra storia, si frammenta. E insieme a questo si modifica il modo in cui la persona percepisce sé stessa e gli altri. La teoria della mente si compromette: diventa più difficile riconoscere le emozioni altrui, comprendere le intenzioni, mantenere relazioni significative.In questo senso, la demenza non colpisce solo l’individuo nella sua dimensione biologica, ma la persona nella sua dimensione relazionale e sociale. È come se venisse meno, poco alla volta, quella rete di connessioni che ci rende ciò che siamo: la nostra identità, la nostra storia, il nostro modo unico di stare nel mondo.Per questo la demenza rappresenta una sfida non solo medica, ma anche culturale ed etica. Ci obbliga a riflettere sul valore della mente come principale ricchezza dell’essere umano, e su ciò che significa perderla. E ci richiama alla responsabilità di costruire forme di assistenza che non siano standardizzate, ma capaci di riconoscere e rispettare l’unicità di ogni persona.Anche quando le capacità cognitive si riducono, è fondamentale mantenere, per quanto possibile, un legame con l’esperienza di vita individuale: attraverso ambienti familiari, stimoli significativi, relazioni autentiche. Perché anche nella fragilità, ciò che resta della mente continua a essere parte della persona, e merita di essere riconosciuto e custodito”.
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