Amministrative Finale Emilia
Lavoro domestico, in Emilia-Romagna quasi 70mila tra colf e badanti: settore in calo ma sempre più centrale
In Emilia-Romagna il lavoro domestico continua a rappresentare un pilastro per migliaia di famiglie, anche se il settore mostra segnali di contrazione. Nel 2024 sono quasi 70mila le lavoratrici e i lavoratori regolarmente assunti — 69.866 secondo i dati Inps — con una netta prevalenza femminile (92%) e straniera (79,8%), soprattutto proveniente dall’Est Europa.
È quanto emerge dal 7° Rapporto annuale Domina, presentato in Regione a Bologna, che fotografa un comparto in trasformazione ma ancora fondamentale per il sistema sociale ed economico.
A pesare è soprattutto il calo delle colf, diminuite del 32,1% dal 2021, mentre le badanti — che restano la componente principale con oltre 44mila addette — segnano una flessione più contenuta (-9%). Una dinamica che riflette il crescente bisogno di assistenza legata all’invecchiamento della popolazione.
Parallelamente diminuiscono anche le famiglie datrici di lavoro domestico: nel 2024 sono 71.597, in calo del 18,1% negli ultimi tre anni. Si tratta in prevalenza di donne (55,2%), con un’età media elevata — oltre 71 anni — e quasi totalmente italiane. Un dato che evidenzia come il lavoro domestico sia sempre più legato a situazioni di fragilità e non autosufficienza.
Nel complesso, il settore coinvolge in regione oltre 141mila persone tra lavoratori e datori di lavoro, pari al 3,2% della popolazione. Anche l’impatto economico è rilevante: le famiglie hanno speso circa 733 milioni di euro nel 2024, generando un valore aggiunto di 1,4 miliardi, lo 0,8% del Pil regionale.
“Il lavoro domestico è oggi una componente strutturale non solo dell’economia, ma soprattutto della vita quotidiana di tante famiglie — sottolinea l’assessora regionale al Welfare, Isabella Conti —. In un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione, investire sul lavoro di cura e sulla domiciliarità è fondamentale”.
Proprio in questa direzione si muove la Regione, che ha rafforzato il Fondo per la non autosufficienza portandolo a oltre 564 milioni di euro per il 2025, con risorse destinate all’assistenza domiciliare e ai servizi socio-sanitari. A questi si aggiungono 3 milioni per il Fondo caregiver.
Resta però il nodo del lavoro irregolare. “È uno dei principali ostacoli a uno sviluppo equo del settore — evidenzia il segretario generale Domina, Lorenzo Gasparrini —. Troppe famiglie, per contenere i costi, ricorrono ancora al sommerso”. Tra le proposte: incentivi fiscali, cashback sui contributi e misure per rendere più conveniente il lavoro regolare.
Un quadro complesso, dunque, in cui colf e badanti continuano a sostenere una parte essenziale del welfare quotidiano, tra difficoltà, trasformazioni e nuove sfide.






































