Amministrative Medolla
Aveva 32 anni, era appena stato promosso e preso casa: 7 gennaio 2005, il giorno in cui morì il capostazione di San Felice



Francesco Scaramuzzino la vita l’aveva tutta davanti. Si era appena sistemato con la giovane moglie e il figlioletto, avevano comprato casa a Renazzo non appena lui era stato promosso e gli era stata assegnata la stazione di San Felice sul Panaro. Il 7 gennai 2005 doveva essere solo il giorno in cui arrivava finalmente la cucina. E invece.
Elisabetta Di Lullo racconta che Francesco era su quel treno perchè “Aveva finito il suo turno e stava rientrando alla stazione di San Giovanni per poi venire a casa a Renazzo”. In quei giorni, ricorda la signora Di Lullo, “avevamo appena cambiato casa. Era tre giorni che abitavamo nella casa nuova, a Renazzo, ci stavano montando la cucina quella mattina lì. Eravamo in casa io e mio figlio. Mio marito doveva rientrare a pranzo, ma non tornava. Allora ho chiamato e da San Giovanni mi hanno detto che era successo un piccolo incidente e che erano tutti là ad aiutare. Solo dopo ho capito che hanno detto così perchè stavano cercando i miei familiari a Calderara, dove abitavamo prima.
C’era una nebbia che non si vedeva niente. Io lo aspettavo e in continuazione cercavo di avere notizie. Poi verso le sei sono arrivati i miei familiari e abbiamo capito subito che era successo qualcosa. Da lì mi sono trasferita a casa da mia sorella e siamo stati lì tutto il tempo. Poi ho trovato casa più vicino e questa l’ho data in affitto. Però il ricordo di mio marito c’è sempre: ècome se fosse sempre il primo giorno. Non cambia. Il ricordo è sempre lì, non lo puoi dimenticare“
La vedova Scaramuzzino, sulle cause della tragedia non si sbilancia. “Errore umano? Colpa delle Ferrovie? Non lo so – risponde – ci sono tante cose che bisogna andare a vedere. Io però posso dire che quando ho avuto bisogno, devo essere sincera, le Ferrovie mi hanno sempre aiutato. Poi è logico che loro devono fare le loro cose e io, avendo messo in mezzo i miei avvocati, ho fatto le mie”.
Guarda la nostra videointervista a Elisabetta di Lullo
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