Amministrative Medolla
Reggio Emilia insegna ancora una cosa: i nidi pubblici funzionano meglio quando restano pubblici
La visita della Principessa del Galles a Reggio Emilia è una notizia di prestigio. Ma sarebbe un errore leggerla solo come passerella internazionale. Il punto politico è un altro: il mondo viene a studiare un sistema educativo pubblico proprio mentre, in molte città italiane, quel sistema viene progressivamente indebolito.
Reggio Emilia è diventata un riferimento mondiale perché ha fatto una scelta precisa: mettere l’infanzia al centro della città. Non come retorica, non come slogan, ma con scuole, nidi, investimenti, personale formato, pedagogisti, atelieristi, partecipazione delle famiglie, ricerca continua.
Questa esperienza nasce pubblica, laica, democratica. Nasce dal protagonismo delle donne nel dopoguerra. Nasce dall’idea che educare i bambini sia il primo atto di ricostruzione civile. Nasce dalla convinzione che la scuola dell’infanzia non sia parcheggio, assistenza o mercato, ma diritto.
Per questo la visita di Kate Middleton arriva in un momento delicato. Da anni, in molti territori, i Comuni arretrano dalla gestione diretta dei servizi educativi. Esternalizzano, affidano, convenzionano, sostituiscono personale stabile con lavoro più fragile. Le cooperative svolgono spesso un ruolo importante, ma il problema politico resta: quando il pubblico dismette responsabilità diretta, il rischio è che si indeboliscano qualità, continuità educativa e condizioni di lavoro.
E quando si indebolisce chi educa, si indebolisce anche il diritto dei bambini.
«Le nostre scuole appartengono alla città, sono un patrimonio comune per il quale, ogni giorno, bisogna lottare», dice Federico Ruozzi. È forse la frase più importante di questa visita. Perché ricorda che il Reggio Emilia Approach non vive nei convegni internazionali, ma nelle condizioni concrete che lo rendono possibile: tempo, collegialità, formazione, stabilità, investimento pubblico.
Anche Marwa Mahmoud insiste su questo punto: «Continuare a investire nell’educazione significa oggi assumersi una responsabilità collettiva, oltre che un onore: quello di difendere e promuovere un’idea di futuro più giusto, a partire dall’infanzia».
C’è poi un altro fronte, spesso meno dichiarato: quello culturale. La scuola pubblica dell’infanzia è uno spazio laico e pluralista, aperto a tutti. Proprio per questo è esposta a pressioni continue: spinte privatistiche, ritorni confessionali, tentativi di ridurre l’educazione a trasmissione di valori precostituiti. Il modello reggiano dice l’opposto: educare significa ascoltare, documentare, costruire pensiero, riconoscere i bambini come soggetti capaci.
Maddalena Tedeschi lo formula con chiarezza: «L’approccio reggiano è, nella sua essenza, un pensiero ecologico. Pone le relazioni al cuore di ogni esperienza educativa — non come metodo, ma come visione del mondo».
È questa visione che va difesa. Non per nostalgia, ma perché oggi è più necessaria che mai. In un tempo in cui il lavoro educativo viene spesso svalutato, in cui i Comuni faticano a sostenere i servizi, in cui l’infanzia rischia di essere trattata come costo, Reggio Emilia ricorda che i nidi e le scuole dell’infanzia sono infrastrutture democratiche.
La Principessa del Galles viene a Reggio per guardare da vicino un’esperienza che il mondo rispetta. Noi dovremmo fare lo stesso. Guardarla, capirla, difenderla. Perché se la scuola pubblica dell’infanzia viene smontata pezzo dopo pezzo, non perdiamo solo un servizio: perdiamo un’idea di comunità.
Leggi anche
Reggio Emilia insegna ancora una cosa: i nidi pubblici funzionano meglio quando restano pubblici
- Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
- Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
- Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
- Condividi su Pinterest (Si apre in una nuova finestra) Pinterest
- Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp
- Condividi su Telegram (Si apre in una nuova finestra) Telegram
- Invia un link a un amico via e-mail (Si apre in una nuova finestra) E-mail
































































