Amministrative Medolla
Sette parti fuori ospedale in due anni: i numeri di una scelta che la Bassa non ha mai accettato
L’editoriale della direttrice, Antonella Cardone*
Accade di nuovo. Accade a San Martino Spino, in ambulanza, su una strada che porta a Carpi perché il punto nascita più vicino — quello di Mirandola — non c’è più. E, come ogni volta, arriva puntuale la precisazione dell’Ausl: parto precipitoso, evento imprevedibile, non collegabile alla chiusura. Stavolta viene aggiunto anche che la mamma non avrebbe fatto in tempo nemmeno a Mirandola. Può anche essere vero. Ma è esattamente questa la domanda cui nessuno vuole rispondere: se il punto nascita di Mirandola fosse aperto, quante di queste donne avrebbero comunque partorito fuori dall’ospedale?
Perché i numeri, a guardarseli in fila, fanno impressione.
Il Punto nascita del Santa Maria Bianca chiude nel dicembre 2022. Il 12 marzo 2023, una donna di Medolla, dimessa dal Policlinico quella stessa mattina, partorisce a casa con i sanitari di Mirandola. Il 29 marzo dello stesso anno, un secondo caso analogo scuote ancora la Bassa. In agosto, una donna partorisce in auto a Gorghetto di Bomporto mentre si dirige al Policlinico da Finale Emilia: l’Ausl precisa che l’evento non è collegabile alla chiusura del punto nascita. Stessa formula, stessa risposta istituzionale. Il 25 febbraio 2024, però, la storia prende una piega che nessuna “precisazione” può rendere meno dolorosa: una bambina di Mirandola nasce morta all’ospedale di Carpi. La mamma era stata rimessa a casa la sera prima. Sara — così l’hanno chiamata — viene salutata in Duomo a Mirandola il 7 marzo. Il sesto episodio arriva il 16 ottobre 2024: una bimba nasce in strada, in ambulanza, lungo la Statale Sud, mentre Mirandola dorme e l’ospedale più vicino è ancora Carpi o Modena. E oggi, 4 maggio 2026, siamo al settimo caso.
Sette episodi in poco più di due anni. Non sette fatalità sparse per la regione: sette episodi concentrati nel territorio che serve i nove comuni dell’Area Nord modenese, privato dall’unico punto nascita che aveva.
L’Ausl continua a ripetere che il parto precipitoso può avvenire ovunque, anche vicino ai punti nascita, anche nell’ascensore dell’ospedale. È clinicamente corretto. Ma è politicamente irricevibile come argomento, per una ragione molto semplice: i dati demografici della Bassa modenese raccontano una storia completamente diversa da quella che giustificò la chiusura.
Nel 2025 nell’Area Nord sono nati 614 bambini, con un incremento del 12,5%, il dato più alto sia della media provinciale che regionale. Sono 614 motivi per cui il Punto nascita di Mirandola avrebbe potuto rientrare nella soglia delle 500 nascite necessarie per la deroga ministeriale. Anzi: li avrebbe già superati. Se a questo si aggiunge che gli esperti del Ministero della Salute — come emerge da un documento portato all’attenzione dell’opinione pubblica — avevano espresso parere favorevole al mantenimento aperto del Santa Maria Bianca in quanto ospedale a servizio di un’area terremotata, la domanda diventa inevitabile: perché Bologna ha ignorato quella indicazione?
La Regione Emilia-Romagna e la direzione dell’Ausl di Modena vollero anticipare la chiusura ancor prima della scadenza della deroga, senza attendere la proroga dello stato di emergenza per i territori colpiti dal sisma del 2012, che il Governo avrebbe decretato qualche settimana dopo, nel febbraio 2023. Una scelta unilaterale, accelerata, che ha lasciato i cittadini della Bassa senza una sala parto nel momento in cui — i dati lo confermano — ne avrebbero avuto più diritto che mai.
Non è questione di campanilismo. È questione di equità sanitaria. È questione di domandarsi perché una donna di Mirandola debba percorrere trenta chilometri per partorire, con tutto ciò che questo comporta in termini di rischio nelle situazioni di emergenza, mentre i contribuenti dell’Area Nord pagano le stesse tasse degli altri cittadini modenesi. Come ha scritto Rifondazione Comunista in uno dei suoi interventi: le imposte sono pagate allo stesso modo da tutti, ma non tutti i cittadini hanno gli stessi servizi.
La notizia di ieri — il settimo parto fuori ospedale — ha scatenato reazioni sui social come ogni volta. E come ogni volta, ci sarà chi risponderà con la formula del parto precipitoso, dell’imprevedibilità, della coincidenza. Noi preferiamo rispondere con i numeri: 614 nati nel 2025, soglia di deroga a 500, sette parti fuori struttura in due anni, una bambina nata morta a Carpi.
Qualcuno, a Bologna, dovrebbe spiegare per quale ragione questi numeri non bastino ancora.
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