​C’è un filo diretto che lega la Bassa modenese alle vette della ricerca oncologica globale. È la storia di Alice Soragni, ricercatrice e docente di Finale Emilia — figlia dell’ex sindaco Raimondo Soragni — che, dopo anni trascorsi come “emigrata” di lusso a Los Angeles, è diventata un punto di riferimento internazionale nella lotta ai tumori. Una di quelle eccellenze che la nostra provincia dovrebbe celebrare con profondo orgoglio.

​Un nuovo capitolo in Colorado

​Già tra i massimi esperti di tumori rari e sarcomi, la scienziata finalese ha appena tagliato un nuovo prestigioso traguardo: è stata nominata Direttrice dell’Iniziativa di Medicina di Precisione Funzionale presso il Centro di Medicina Personalizzata del Colorado (CCPM), oltre a ricoprire il ruolo di Professore ordinario in Informatica Biomedica e Neurochirurgia all’Università del Colorado Anschutz.

​Come riportato in una recente intervista, l’obiettivo della sua missione è rivoluzionario:

​’Soragni lancerà una nuova Iniziativa di Medicina di Precisione Funzionale, un approccio più veloce e diretto per identificare trattamenti promettenti per i pazienti con tumori solidi particolarmente complessi o refrattari, con l’obiettivo di ottenere risultati in meno di una settimana dalla biopsia o dall’intervento chirurgico’.

​Il percorso: da Bologna agli “Avatar” cellulari

​Dopo la laurea con lode in Biotecnologie a Bologna e un dottorato a Zurigo, Alice Soragni è approdata all’UCLA di Los Angeles nel 2011. È qui che la sua carriera ha spiccato il volo, portandola a fondare un laboratorio d’avanguardia:

​’dove ha costruito un programma di riferimento focalizzato sulla generazione di avatar tumorali in miniatura, noti come organoidi, utilizzando le cellule tumorali del paziente per testare la risposta ai trattamenti direttamente su tessuto tumorale’.

​Grazie alla piattaforma “mini-ring” da lei sviluppata, è oggi possibile testare centinaia di farmaci su campioni microscopici in tempi rapidissimi, permettendo ai medici di scegliere la terapia più efficace prima ancora di somministrarla al paziente.

​La scienza al servizio dell’urgenza

​Oggi, mentre si prepara al trasferimento in Colorado con il suo team internazionale, la dottoressa Soragni non dimentica la spinta etica del suo lavoro:

​’Ciò che mi appassiona di più è la possibilità di costruire un programma in cui velocità e rigore scientifico sono al servizio dei pazienti che hanno urgente bisogno di opzioni terapeutiche migliori. Al centro del programma, la capacità di prendere un piccolo campione di tessuto tumorale raccolto durante la chirurgia di routine o la biopsia e, in meno di una settimana, generare migliaia di avatar organoidi che riproducono il comportamento del tumore del paziente’.

​Queste “copie” biologiche consentono di osservare come il tumore specifico risponda a diverse linee di cura (incluse le immunoterapie) simultaneamente, proteggendo il paziente da trattamenti inefficaci o tossici e puntando dritti alla guarigione. Una rivoluzione che parla un po’ anche la lingua di Finale Emilia.