BRENNERO – Non è solo un transito di merci, è un fiume in piena che rischia di travolgere l’identità agroalimentare italiana. Al valico del Brennero, diecimila agricoltori della Coldiretti – arrivati da ogni regione, inclusa una nutrita delegazione di Modena guidata dal presidente Luca Borsari e dal direttore Marco Zanni – si sono riuniti per denunciare l’“invasione silenziosa” di prodotti stranieri che, una volta varcato il confine, diventano magicamente italiani.

​Il trucco della “trasformazione sostanziale”

​Il cuore del problema risiede nelle pieghe del Codice Doganale Europeo. Grazie alla regola dell’“ultima trasformazione sostanziale”, un prodotto può cambiare nazionalità con un semplice passaggio industriale. È così che cosce di maiale estere e cagliate industriali alimentano un mercato di inganni commerciali che schiaccia i prezzi e mette a rischio i redditi degli agricoltori italiani, già provati dai rincari energetici e dalle tensioni internazionali.

​”La difesa del lavoro delle imprese agricole passa in primis dall’etichetta d’origine su tutti i prodotti alimentari venduti in Europa e dalla riforma dell’attuale codice doganale,” denunciano i vertici dell’associazione.

​I numeri dell’invasione: dai formaggi alla pasta

​I dati analizzati dal Centro Studi Divulga disegnano uno scenario preoccupante per la trasparenza a tavola:

​Cagliate e Latte: Ogni anno arrivano 150mila tonnellate di cagliate (il 90% dal Brennero) usate per produrre mozzarelle e burrate vendute come Made in Italy. A queste si aggiungono 1,1 milioni di tonnellate di latte liquido destinate a yogurt e formaggi.

​Carne: 560mila tonnellate di prosciutti freschi stranieri diventano spesso la base per salumi a denominazione IGP che non prevedono vincoli geografici sulla provenienza dei suini.

​Grano e Pasta: Quasi 9 milioni di tonnellate di grano straniero (duro e tenero) finiscono in pane, biscotti e nella pasta, spesso utilizzando prodotto canadese trattato con glifosato.

​Conserve e Olio: Oltre 600mila tonnellate di olio d’oliva e 256mila di pomodoro trasformato alimentano sughi e condimenti che verranno esportati nel mondo sotto il vessillo del tricolore.

​La battaglia per la trasparenza

​Nonostante i passi avanti fatti negli anni, esiste ancora una vasta “zona d’ombra” che inganna il consumatore. Prodotti come pane, biscotti, surgelati, sughi complessi, marmellate e gelati non hanno ancora l’obbligo di indicare la provenienza degli ingredienti in etichetta.

​La richiesta di Coldiretti è chiara e urgente: una legge europea che imponga l’obbligo dell’origine su ogni alimento commercializzato nell’Unione. Solo così si può proteggere la salute dei cittadini e la sopravvivenza delle imprese agricole, garantendo che ciò che viene venduto come “italiano” lo sia davvero, dal campo alla tavola.