Amministrative Medolla
Morire lavorando su strada, il dramma dei camionisti italiani
di Yuleisy Cruz Lezcano
Sulle strade italiane si sta consumando una strage silenziosa che continua a restare ai margini del dibattito pubblico, nonostante i numeri ne restituiscano con chiarezza la portata. Secondo i dati della banca dati “Morti sul lavoro” e delle elaborazioni più recenti sugli infortuni mortali, nel 2026 sono già 42 gli autotrasportatori deceduti, pari al 12,7% di tutte le vittime sul lavoro registrate nel periodo. Il dato si inserisce in un quadro più ampio e allarmante: dall’inizio dell’anno le vittime complessive sul lavoro sono 324, di cui 268 “in occasione di lavoro” e 56 “in itinere”, con una media di 2,9 morti al giorno. Ad aprile il bilancio provvisorio è di 75 decessi, mentre nei mesi precedenti si sono registrati 99 morti a marzo, 86 a febbraio e 65 a gennaio, per un totale in crescita rispetto al 2025 (+15 casi). Gli ultimi episodi confermano la varietà e la drammaticità delle circostanze in cui queste morti avvengono. Il 20 aprile hanno perso la vita Luigi Nappo, 55 anni, e Giuseppe Santavicca, 67 anni. Nappo non è deceduto durante la guida, ma in un contesto direttamente legato alla sua attività: è stato investito da un’automobile mentre partecipava a una protesta contro il caro carburante nei pressi del casello di Caserta Sud dell’autostrada A1. Era sceso dal suo mezzo per contribuire all’organizzazione del presidio quando è stato travolto da una Mini Cooper, morendo sul colpo. La mobilitazione nazionale degli autotrasportatori è stata sospesa in segno di lutto, ma è prevista una ripresa delle iniziative dal 25 aprile.
Santavicca, residente ad Ariccia, è invece morto in un incidente stradale mentre era alla guida del suo camion lungo la ex superstrada del Liri, nel territorio di Civitella Roveto, in provincia di L’’Aquila. Il mezzo, carico di materiali edili e partito da Latina, ha perso il controllo intorno alle 14:30, sfondando il guardrail e precipitando per diversi metri. Il conducente è rimasto incastrato tra le lamiere della cabina. I Vigili del Fuoco hanno lavorato a lungo per liberarlo, ma per lui non c’è stato nulla da fare. Il fenomeno degli autotrasportatori morti sul lavoro si inserisce in una tendenza strutturale che riguarda la mobilità professionale in generale. Le statistiche nazionali e internazionali confermano che una quota significativa degli infortuni mortali è legata alla circolazione stradale. Secondo l’ISTAT, nel 2024 in Italia si sono verificati oltre 173.000 incidenti con lesioni e 3.030 vittime. In questo contesto, la mortalità tra gli occupanti di veicoli pesanti è in crescita, con un aumento stimato del 30% tra 2023 e 2024.
A livello europeo, il quadro non è meno preoccupante. Eurostat ha registrato nel 2023 3.298 morti sul lavoro nell’Unione europea, con un tasso medio di 1,63 decessi ogni 100.000 occupati. Il European Transport Safety Council stima inoltre che ogni anno circa 3.000 persone muoiono in incidenti stradali legati all’attività lavorativa o agli spostamenti per lavoro, pari a una quota rilevante della mortalità complessiva su strada. In Italia, le analisi disponibili indicano che circa il 16% delle vittime della strada è riconducibile a motivi lavorativi, anche se la cifra è considerata sottostimata per l’eterogeneità dei sistemi di rilevazione. Il mondo dell’autotrasporto rappresenta uno dei settori più esposti. Le cause sono note e ricorrenti: tempi di consegna sempre più compressi, lunghe ore di guida, carichi di lavoro elevati e una pressione economica che si traduce spesso in riduzione dei margini di sicurezza. La stanchezza cronica è uno dei fattori principali degli incidenti, insieme all’età avanzata di una quota significativa dei conducenti e a condizioni di manutenzione dei mezzi non sempre adeguate. In questo scenario, l’aumento dell’età pensionabile per lavori gravosi viene indicato da più analisi come un elemento che amplifica il rischio.
Le differenze territoriali italiane mostrano inoltre una distribuzione disomogenea delle vittime: la Lombardia registra 45 morti, il Lazio 33, il Veneto 32, il Piemonte 28, la Campania 26 e la Sicilia 26, seguite da altre regioni con numeri progressivamente inferiori. Anche la componente “in itinere” resta significativa, segno di una vulnerabilità diffusa nella mobilità quotidiana dei lavoratori. Nel complesso, i dati delineano un fenomeno che non può essere interpretato come una somma di eventi isolati. La combinazione tra pressione produttiva, invecchiamento della forza lavoro, carenze infrastrutturali e insufficienti politiche di prevenzione rende il settore dell’autotrasporto uno dei più esposti alla mortalità sul lavoro. Ogni cifra rappresenta una vita spezzata durante o a causa dell’attività lavorativa, in un contesto in cui la prevenzione continua a essere indicata come insufficiente rispetto all’entità del problema.
Fonte: ISTAT incidenti stradali; INAIL; Osservatorio Europeo della Sicurezza Stradale ETSC






































