Amministrative Medolla
«Vado a fare una cosa in centro con un coltello, vado a picchiare le persone»: così diceva il 22enne accusato di terrorismo
REGGIO EMILIA – Si fa sempre più complesso il quadro attorno a Jaber Naggay, il 22enne italiano di origini marocchine fermato nei giorni scorsi a Reggio Emilia con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale. Con il passare delle ore emergono infatti nuovi dettagli sulla vicenda, tra presunti contatti con ambienti vicini allo Stato Islamico, messaggi allarmanti inviati alla madre e un passato segnato da ricoveri psichiatrici e comportamenti violenti.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il giovane – che online utilizzava il soprannome di “Lupo solitario” – avrebbe scritto alla madre, residente in Germania: «Mamma, sto male, chiama la polizia, vado a fare una cosa in centro con un coltello, vado a picchiare le persone». Dopo l’allarme lanciato dalla donna, la polizia lo ha rintracciato a Reggio Emilia nel giro di circa due ore.
Al momento del fermo il 22enne non aveva con sé armi, ma le indagini si sono concentrate sui contenuti trovati sul suo telefono cellulare. Gli investigatori avrebbero individuato conversazioni Telegram con un presunto reclutatore jihadista, nelle quali si parlava di sostegno economico, addestramento e persino istruzioni per la produzione di sostanze tossiche. Per il giudice, dalle chat emergerebbero “palesi affermazioni di adesione all’azione dello Stato islamico”.
La vicenda, però, si intreccia anche con il tema della salute mentale. Naggay era stato recentemente dimesso dal Centro di salute mentale di Reggio Emilia, dove era ricoverato dopo il rientro dalla Germania. Secondo quanto emerso, avrebbe poi interrotto le cure.
Non si tratta del primo episodio problematico che lo riguarda. Già nel 2022, quando viveva in Germania con la famiglia, aveva provocato il blocco della circolazione ferroviaria dopo aver annunciato falsamente la presenza di una bomba in una stazione di Villingen. Da allora aveva trascorso lunghi periodi tra carcere minorile e strutture psichiatriche. Alcune perizie parlavano di disturbi della personalità, autismo e forte mancanza di empatia, evidenziando il rischio di comportamenti violenti in assenza di adeguati percorsi terapeutici.
L’avvocato difensore Maurizio Colotto ha chiesto una nuova perizia psichiatrica, sostenendo che il giovane possa non essere pienamente capace di intendere e di volere. Una richiesta che, per ora, il giudice non ha accolto.
Il caso ha inevitabilmente riacceso il dibattito sulla gestione delle situazioni in cui disagio psichico, marginalità sociale e radicalizzazione si sovrappongono. Un tema particolarmente delicato anche alla luce di quanto accaduto a Modena il 16 maggio scorso, l’attentato di Salim El Koudri in centro città. Episodi diversi, ma che riportano al centro le difficoltà nel monitorare soggetti ritenuti potenzialmente pericolosi e nel garantire al tempo stesso cure adeguate e sicurezza pubblica.






































