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Lambrusco, la qualità per uscire dalla crisi – Intervista a Gian Paolo Isabella (Podere Il Saliceto)
Dopo il grido d’allarme lanciato sulle pagine del nostro giornale da Luca Artioli – che ha parlato apertamente di un Lambrusco “a rischio estinzione” – il dibattito sul futuro del vino simbolo dell’Emilia si arricchisce di una nuova voce, con la storia di chi vende le sue bottiglie di Lambrusco fino a 15 euro ciascuna.
Leggi il primo articolo di Luca Artioli
Se da un lato emerge una filiera in sofferenza, dall’altro c’è chi prova a indicare una strada diversa. È il caso di Podere Il Saliceto, azienda di Campogalliano guidata da Gian Paolo Isabella e Marcello Righi, che punta con decisione su un posizionamento di alta gamma.
Due visioni a confronto: sistema in crisi o cambio di paradigma?
L’analisi di Artioli è netta: il problema principale è economico. Negli ultimi dieci anni, il prezzo dell’uva si è attestato mediamente tra i 25 e i 30 euro al quintale, una cifra che spesso non copre nemmeno i costi di produzione.
A questo si aggiungono indebitamento, difficoltà di accesso al credito e un sistema cooperativo che, secondo molti agricoltori, non riesce più a garantire sostenibilità.
In questo scenario, la proposta è quella di riorganizzare la filiera: più aggregazione, più massa critica, un piano commerciale condiviso.
Ma l’esperienza di Isabella e Righi introduce un elemento di rottura: il problema non è solo “come vendere”, ma cosa si produce e a che condizioni.
“Il vino si fa in vigna”: la scelta radicale della qualità
Podere Il Saliceto nasce e cresce fuori dai modelli tradizionali. I due soci seguono direttamente vigneti e cantina, con vendemmia manuale e lavorazioni in piccoli contenitori di cemento e acciaio.
La loro impostazione è chiara: meno quantità, più valore.
«Se produci 300 quintali per ettaro e poi ti lamenti dei prezzi bassi, è un cane che si morde la coda», spiega Isabella. L’azienda lavora invece su rese molto più basse, intorno ai 40 quintali per ettaro, con l’obiettivo di ottenere uve di qualità superiore.
È qui che il ragionamento si collega direttamente al dibattito aperto da Artioli:
se il mercato paga poco l’uva, ha senso continuare a produrne tanta, oppure bisogna cambiare completamente modello?
Per Isabella la risposta è netta: «Bisogna decidere cosa vogliamo fare: uva o vino».
Il nodo della filiera: chi crea valore?
Il punto critico evidenziato da entrambe le visioni è lo stesso: la distribuzione del valore lungo la filiera.
Artioli denuncia un sistema in cui il prezzo è imposto dagli imbottigliatori e i produttori restano nella parte debole della contrattazione.
Isabella, da parte sua, osserva che spesso si arriva al paradosso di conferire uva di qualità e ritrovarsi con vini svalutati, incapaci di reggere il mercato.
Due letture diverse, ma complementari:
da un lato un problema strutturale di sistema
dall’altro un problema di posizionamento del prodotto
Un vino popolare… ma sottovalutato
Il Lambrusco vive da anni questa contraddizione: è tra i vini più diffusi e venduti, ma anche tra i più sottovalutati. Una percezione che pesa soprattutto all’estero, dove spesso viene associato a prodotti dolci e di bassa qualità.
Podere Il Saliceto si inserisce in una corrente di produttori che punta a ribaltare questa narrazione, valorizzando vitigni, territorio e metodo produttivo.
Mercati, export e nuove opportunità
Se la crisi interna è evidente, il quadro internazionale resta complesso ma non privo di opportunità. Il Lambrusco è fortemente orientato all’export e risente di variabili come i dazi, in particolare negli Stati Uniti.
In questo contesto, aziende come quella di Isabella e Righi lavorano su mercati più ricettivi verso vini identitari e artigianali, come il Belgio, senza rinunciare al mercato italiano, che resta centrale.
Il futuro del Lambrusco: quantità o valore?
Il confronto aperto dal nostro giornale mette in evidenza un bivio chiaro per il comparto:
- Modello Artioli: riorganizzare la filiera, fare sistema, aumentare la forza contrattuale
- Modello Saliceto: ridurre le rese, aumentare la qualità, salire di fascia
Due strade che non si escludono necessariamente, ma che richiedono scelte precise.
Perché, come dimostra questo dibattito, la vera questione non è solo salvare il Lambrusco, ma decidere che Lambrusco vogliamo per il futuro: un prodotto da volume o un vino capace di competere con le grandi denominazioni italiane.



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