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L’assemblea dei bambini, il “Parlamento” che incanta il mondo: così il Reggio Approach continua a parlare al futuro
C’è un momento, nelle scuole dell’infanzia reggiane, in cui il pensiero dei bambini prende forma collettiva. È l’assemblea del mattino, quella che Loris Malaguzzi chiamava con ironia e tenerezza “il Parlamento dei bambini”: uno spazio di dialogo, confronto e ascolto reciproco che oggi continua a rappresentare uno dei simboli più forti del Reggio Emilia Approach.
Ed è proprio questa esperienza quotidiana ad avere colpito gli emissari di Kensington Palace durante le visite preparatorie alla due giorni reggiana della Principessa del Galles, attesa a Reggio Emilia il 13 e 14 maggio. A raccontarlo, in un’intervista pubblicata dalla Gazzetta di Reggio, è la pedagogista Annalisa Rabotti, da oltre vent’anni impegnata nel lavoro educativo e di ricerca legato all’eredità di Malaguzzi.
«Quando gli emissari della principessa hanno varcato la soglia della scuola, i bambini erano alle prese con l’assemblea del mattino», racconta Rabotti. «Assistere a questa sorta di magia quotidiana, con il pensiero dei bambini che si fa circolare e con i bambini che generano in continuazione domande e suggestioni, ha fatto sì che gli “inviati” di Kensington Palace ne siano stati letteralmente rapiti».
Non si tratta di una semplice attività scolastica, ma di un approccio educativo fondato sulla relazione, sull’ascolto e sulla partecipazione. Malaguzzi, ricorda Rabotti, «non parlava mai di metodo, ma sempre e soltanto di approccio», intendendo con questo una modalità di avvicinamento all’altro capace di creare comunicazione autentica.
L’assemblea dei bambini diventa così un esercizio quotidiano di cittadinanza, uno spazio democratico in cui ogni voce può lasciare un segno. Ed è forse proprio questa dimensione partecipativa ad avere reso il Reggio Emilia Approach un modello osservato e studiato in tutto il mondo.
Secondo Rabotti, la forza di questa esperienza sta anche nella sua capacità di rinnovarsi continuamente, evitando il rischio di diventare un patrimonio “cristallizzato”. «Il patrimonio storico è fondamentale – spiega – ma è proprio l’approccio nato in quegli anni che oggi ci consente di andare avanti, in un confronto continuo tra di noi e con tutti gli altri attori di questa comunità educante».
Un lavoro che coinvolge insegnanti, équipe pedagogica e famiglie in una formazione permanente e condivisa. «Ogni settimana raccogliamo le sollecitazioni che arrivano dai bambini – racconta la pedagogista – e sulla base di queste costruiamo una sorta di backstage che organizza la quotidianità della scuola».
Al centro rimane sempre il bambino, considerato non soltanto destinatario dell’educazione, ma protagonista attivo della conoscenza. «Nel Reggio Approach sono i bambini e le insegnanti i primi ricercatori, desiderosi di scoprire e comprendere il mondo e gli altri», sottolinea Rabotti. Una ricerca continua che, aggiunge, «è garanzia di futuro e di relazioni democratiche».
In questo percorso gli adulti assumono un ruolo delicato ma decisivo: non quello di trasmettere risposte preconfezionate, bensì di alimentare domande, sostenere curiosità e costruire contesti ricchi di possibilità. Non a caso Malaguzzi definiva l’ambiente “il terzo educatore”, riconoscendo agli spazi, ai materiali e alle relazioni una funzione educativa fondamentale.
È questa idea di scuola, fatta di ascolto, dialogo e sperimentazione, che continua ad attirare l’attenzione internazionale. E che oggi porta Reggio Emilia al centro dell’interesse anche della Royal Foundation della principessa Kate Middleton, impegnata sui temi dello sviluppo infantile e dell’educazione nei primi anni di vita.
Perché nel “Parlamento dei bambini” non si insegna soltanto a parlare. Si impara, soprattutto, a pensare insieme.
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