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La nuova rete cefalee della Provincia di Modena, neurologi e medici di famiglia a confronto
La nuova rete cefalee della Provincia di Modena; neurologi e medici di famiglia a confronto. Di questo si è parlato in un convegno molto partecipato organizzato dal Circolo Medico “M. Merighi” lo scorso 7 maggio. Relatori il dottor Massimiliano Devetak, Neurologia di Area Nord, la dottoressa Marianna Mortelli, medico di medicina generale in gruppo presso la Casa della Comunità di Mirandola ed il dottor Mario Santangelo, direttore della Neurologia di Area Nord. Ha partecipato al meeting la dottoressa Anna Mandouchi, direttrice sanitaria del nosocomio mirandolese. In provincia di Modena sono presenti due centri cefalee di secondo livello (centro storico di Modena – Policlinico che è centro di secondo e terzo livello), Centro dell’Azienda USL con sede a Carpi – casa della comunità ( centro di secondo livello). Tutto questo è stato possibile grazie alla creazione della rete cefalee in cui il ruolo del MMG diventa essenziale per il perfetto funzionamento dell’intero sistema.
L’emicrania rappresenta la forma più frequente di cefalea primaria, con una prevalenza stimata di circa 15%della popolazione e una netta predominanza nel sesso femminile (rapporto F:M ≈ 3:1) Il numero di persone che ha sofferto di mal di testa nel corso della vita, espresso in percentuale è pari al 69%, di cui il 76% nelle donne ed il 61% negli uomini. La cefalea a grappolo è invece una forma rara, con una prevalenza di circa 0,1%, ma caratterizzata da elevata intensità e disabilità individuale. Le forme croniche di cefalea (Chronic Daily Headache, CDH) sono stimate intorno al 3,8%, mentre la cefalea da uso eccessivo di farmaci (Medication Overuse Headache, MOH) riguarda circa 1,4% della popolazione, con un ulteriore 1% che riferisce un consumo di analgesici per almeno 15 giorni al mese.E’ stata sottolineata l’importanza dell’uso del diario della cefalea. Complessivamente, questi dati confermano l’elevato impatto epidemiologico e socio-sanitario delle cefalee nella popolazione modenese e la necessità di un percorso diagnostico-terapeutico integrato, volto a prevenire la cronicizzazione e l’abuso di farmaci, migliorando la qualità di vita dei pazienti e la sostenibilità del SSN.






































