SAN FELICE SUL PANARO – Se nella Bassa ci fossero stati i bookmaker in vista delle elezioni, la vittoria di Michele Goldoni a San Felice sarebbe stata data più o meno a 1.20, praticamente certa. Sia perché San Felice è sempre stata una mosca bianca, democristiana, in un panorama tutto rosso, sia perché il centrodestra la vittoria l’aveva sfiorata già dieci anni fa, sia perché la candidatura è stata proprio azzeccata. Tutte le previsioni si sono avverate. Ha vinto il poliziotto sindacalista e ambientalista: il volto gentile ed educato dell’alternanza.

Con lui festeggiano la Lega e i Cinque Stelle, sostenitori della prima ora, ma in realtà la candidatura di Goldoni è, almeno nelle intenzioni, trasversale ai partiti e alle idee politiche e, in una competizione a due, c’è chi sostiene avrebbe vinto anche senza il loro sostegno esplicito.
Goldoni è conosciuto e stimato da tempo, da quando si è speso anche ad alto prezzo personale per la battaglia contro il deposito di gas che per anni ha gravato come spada di Damocle per il sottosuolo di Rivara e dell’area in generale. Una battaglia ambientalista che si è rivelata infine un successo nonostante in tanti si siano messi di traverso. Ma Goldoni, con tutto il Comitato No Gas, è andato dritto come un caterpillar e ha portato a casa un successo non facile.

Poi c’è stato il momento della resa dei conti, e qui qualcosa si è sfasciato. Lo strappo a San Felice è stato pubblico. Il centrosinistra che guidava il Comune con Alberto Silvestri non ha conferito la cittadinanza onoraria al Comitato No Gas, dopo averla data, invece, a Errani, Costi e Gabrielli. Il comitato No Gas ha risposto non invitando il sindaco e la Giunta alla festa per il pericolo scampato con il ritiro del progetto di rigassificatore.

Da allora la ferita non si è risanata, così quando è maturata l’idea di mettersi a disposizione come sindaco di San Felice, è stato naturale porsi “dall’altra parte”. Così, ha vinto col 63% dei voti: l’avesse candidato il Pd, avrebbe raggiunto percentuali bulgare.

La campagna elettorale è stata impeccabile. Goldoni si è subito svicolato da certi selfie dal sapore troppo leghista e ha scelto con sapienza con chi farsi riprendere e con chi no.
Vi aspetto, per strada, nella rete, ovunque servirà” aveva promesso quando ha reso nota la sua candidatura e così è stato. Non ha esitato a girare in paese in carrozzina e capire i disagi che vivono quotidiananamente i disabili, si è messo a studiare i difficili temi della ricostruzione e della sanità. Ha organizzato iniziative originali come il focus sulla violenza delle donne, e ha macinato chilometri e chilometri tra capoluogo e tutte le frazioni.

Al faccia a faccia con il candidato del centronistra, quest’ultimo per forza di cose più competente ed esperto di questioni amministrative, Goldoni se l’è cavata egregiamente. Ma in generale non ha lesinato nulla, come da carattere, dando tutto sé stesso.

Un progetto civico a San Felice ha un senso: me lo hanno confermato i tanti sanfeliciani che ho incontrato, con idee politiche le più diverse, tutti convinti però che per San Felice sia arrivato il momento di cambiare. E allora ho deciso e ci metto la faccia”, è l’impegno.

Ora andrà in aspettativa e sarà un sindaco a tempo pieno, perché “San Felice non merita di meno“. Dovrà scegliere lo stile di governo e decidere cosa fare di San Felice dell’Unione dei Comuni: se battezzare quello isolazionista di Sandro Palazzi a Finale o quello più collaborativo di Enrico Diacci a Novi.

 

Nella fotogallery, i festeggiamenti per la vittoria nella sede del comitato per Goldoni a San Felice

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I risultati nei seggi di Rivara: entrambi i candidati sindaco vivono qui e sono rivaresi Doc. Goldoni ha superato Alessandro Fortini anche qui

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