MODENA – La presa in carico sanitaria e il percorso socio-assistenziale della persona responsabile del gravissimo episodio avvenuto a Modena il 16 maggio scorso, sono al centro dell’interpellanza presentata dai consiglieri di Fratelli d’Italia Ferdinando Pulitanò  (primo firmatario) e Annalisa Arletti. I consiglieri regionali chiedono se l’uomo che ha investito dei passanti con la propria auto fosse stato preso in carico dal sistema socio-sanitario regionale e da quale centro di salute mentale fosse seguito. Inoltre, sollecitano la Giunta per avere chiarimenti sulla tipologia di percorso terapeutico o assistenziale attivato, su un eventuale monitoraggio del contesto familiare e relazionale in cui il soggetto risultava inserito e se lo stesso fosse entrato in contatto con il centro per l’impiego del territorio o strutture analoghe. Infine, la Giunta viene interrogata per sapere se l’uomo risultasse in cura o in trattamento al momento dei fatti o se il percorso fosse stato interrotto e quali protocolli di monitoraggio siano previsti nei casi di soggetti con fragilità psichiatriche rilevanti per la sicurezza pubblica. 

Ha risposto l’assessore regionale alle Politiche per la salute Massimo Fabi: “Visto che è in corso un’indagine della magistratura, oltre che per la tutela dei dati personali non è possibile entrare nel merito. La Regione ha sviluppato un modello per la salute mentale orientato alla presa in carico multiprofessionale e all’integrazione tra servizi sociali e sanitari. Il sistema è strutturato e con una buona capacità di presa in carico. È chiaro che il tragico evento di Modena ci impone di migliorare ulteriormente il modello. Per cui, con i direttori del dipartimento di igiene mentale abbiamo avviato un progetto regionale che prevede la collaborazione tra dipartimento e medici di basi per ridefinire i percorsi di presa in carico. Uno dei principali obiettivi è limitare gli episodi di abbandono e favorire continuità della relazione clinica”.

Pulitanò ha replicato: “La risposta non mi soddisfa: il segreto istruttorio non ha attinenza con il percorso terapeutico del responsabile dell’episodio. Qualcuno si deve assumere la responsabilità della presa in carico di questo soggetto. Nella risposta è stato sottolineato che l’ultimo progetto è nato da una riflessione ma doveva nascere da una presa d’atto. Qualcosa nel nostro sistema regionale non funziona se no perché fare dei cambiamenti? In questa regione la straordinarietà del servizio sanitario è una chimera, non esiste più”.