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Modena, il giorno dopo il terrore: “Sapevo che sarei morto”. El Koudri in isolamento chiede una Bibbia e un prete. Migliora la donna amputata
MODENA – “Ho preso un coltello da cucina e sono uscito, sapevo che quel giorno sarei morto. Andavo più forte che potevo, ma non volevo far del male”. Sono le parole che Salim El Koudri avrebbe riferito al proprio legale, l’avvocato Fausto Gianelli, durante il colloquio avvenuto nel carcere dove il 31enne si trova in isolamento dopo il sabato di terrore che ha sconvolto Modena.
L’uomo è accusato di strage e lesioni aggravate per avere lanciato la propria Citroen C3 a folle velocità contro la folla nel centro cittadino, travolgendo 14 persone e ferendone otto, alcune in modo gravissimo.
L’udienza di convalida del fermo, inizialmente prevista per oggi, è stata rinviata alle 9.30 di martedì 19 maggio.
“Non ricorda le mail contro cristiani e Università”
Nelle ultime ore sono emersi anche alcuni messaggi di minaccia inviati da El Koudri all’Università di Modena, con riferimenti contro i cristiani e Gesù Cristo. Tuttavia, secondo il suo avvocato, il 31enne “non ricorda nemmeno di avere mai inviato” quelle mail.
“Questo non significa affatto che non le abbia spedite – precisa Gianelli – semplicemente che è in un tale stato di confusione mentale e mancanza di lucidità da non riuscire a ricostruire nulla”.
Lo stesso legale ha annunciato che chiederà una perizia psichiatrica per il proprio assistito.
In carcere chiede sigarette, una Bibbia e di parlare con un prete
Durante il colloquio in carcere, El Koudri avrebbe chiesto sigarette, una Bibbia e la possibilità di parlare con un prete. Richieste che colpiscono gli investigatori anche perché l’uomo non risulta battezzato e, secondo quanto emerso, non frequentava nemmeno la comunità islamica di Ravarino, diversamente da altri familiari.
Gli inquirenti, coordinati dalla Procura di Modena, continuano intanto a scavare nella vita e nelle comunicazioni del 31enne. È stata affidata al consulente informatico Simone Gardella l’analisi dei dispositivi sequestrati: computer, tablet e vecchi cellulari trovati nell’abitazione dell’indagato.
“La polizia ha ricostruito messaggi anche strani, alcuni deliranti nel passato – ha spiegato ancora l’avvocato – ma nessun elemento che faccia pensare a radicalizzazione religiosa o terrorismo. Non è un credente, non è islamista, non ha contatti con reti estremiste. Non ci sono video o materiali che facciano pensare all’emulazione di attentati. Non emerge alcuna motivazione politica”.
“Che cosa tremenda”
Il racconto di El Koudri agli avvocati appare frammentario e confuso. Molti ricordi, riferiscono fonti vicine all’inchiesta, sarebbero stati ricostruiti solo dopo le domande del legale.
“Andavo più forte che potevo, non volevo far del male”, avrebbe ripetuto. E quando gli sono state riferite le condizioni delle vittime, in particolare della donna a cui sono state amputate entrambe le gambe, avrebbe reagito dicendo: “Che cosa tremenda”.
Migliora la donna amputata: è cosciente e respira autonomamente
Dal fronte sanitario arriva però una notizia incoraggiante. La donna tedesca di 69 anni ricoverata all’ospedale di Baggiovara, sottoposta all’amputazione di entrambe le gambe, è stata estubata ed è cosciente. Pur restando in prognosi riservata, i medici parlano di progressivi miglioramenti.
Restano invece gravi ma stabili le condizioni della donna di 53 anni ricoverata sempre a Baggiovara.
All’ospedale Maggiore di Bologna sono ancora ricoverati in rianimazione due pazienti di 55 anni. La donna presenta diversi traumi ed è in lieve miglioramento, ma le condizioni restano critiche. L’uomo, anch’egli politraumatizzato, non sarebbe più in immediato pericolo di vita, pur restando la prognosi riservata.
Migliorano invece le condizioni del 59enne con trauma facciale, per il quale è stata confermata una prognosi complessiva di 30 giorni.
La città si stringe attorno alle vittime
Dopo la visita di ieri del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni agli ospedali di Baggiovara e Bologna, oggi a Modena è arrivato il vicepremier Antonio Tajani.
Tajani ha incontrato anche il gruppo di cittadini che sabato ha inseguito e bloccato El Koudri dopo la folle corsa in auto. Tra loro Luca Signorelli, il primo a lanciarsi all’inseguimento della Citroen, seguito poi da altre quattro persone che sono riuscite a immobilizzare il 31enne dopo una violenta colluttazione.
Intanto la città continua a reagire unita al trauma collettivo. Ieri sera circa cinquemila persone hanno partecipato alla manifestazione in centro per esprimere solidarietà alle vittime e alle loro famiglie. In questi giorni l’Ausl ha inoltre attivato un servizio di supporto psicologico in piazza, rivolto sia ai cittadini sia ai commercianti rimasti sconvolti da quanto accaduto.
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