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Carreggiata “killer” tra Medolla e San Felice: l’allarme inascoltato di un camionista
MEDOLLA e SAN FELICE SUL PANARO – “Ogni giorno rischio l’incidente. Ogni giorno devo fermare il mio autotreno per evitare che un collega finisca nel fosso”. Inizia così lo sfogo di un nostro lettore, camionista esperto che da mesi conduce una battaglia solitaria per la messa in sicurezza di un tratto critico della strada provinciale che collega Medolla a San Felice sul Panaro.
Il punto della discordia è localizzato precisamente all’altezza del civico 95, in una zona che sopporta quotidianamente un carico di traffico pesante elevatissimo. Qui, la carreggiata risulta essere “sotto misura”: un restringimento che, unito all’assenza di banchine e alla presenza di fossi profondi ai lati, trasforma ogni incrocio tra mezzi pesanti in una roulette russa.
La cronologia del “muro di gomma”
La vicenda, documentata da uno scambio di mail fitto ma privo di esiti concreti, inizia a metà novembre 2025. Il camionista della Bassa scrive alla Provincia di Modena segnalando l’ennesimo incidente. La risposta iniziale sembra promettente: “Sono stati velocissimi a venire a fare un controllo, la mattina dopo c’era già un incaricato sul posto”, racconta l’autista.
Tuttavia, dopo il sopralluogo, cala il sipario. Nonostante le pec e le mail inviate a una lunga lista di destinatari – dai responsabili della manutenzione strade della Provincia alle forze dell’ordine di Medolla e San Felice, fino ai rispettivi sindaci – la risposta è stata un silenzio assordante.
Soluzioni ignorate
Il camionista non si è limitato a protestare, ma da profondo conoscitore della rete viaria locale ha proposto soluzioni alternative per alleggerire il carico di traffico che attraversa Medolla senza portare benefici al paese, ma solo pericoli:
L’uso di via Canina Bosco: asfaltandola e istituendo un senso unico per il traffico da Modena verso San Felice.
Deviazione via Camposanto: potenziare la segnaletica a San Felice per dirottare i mezzi diretti a Carpi/Modena su strade più larghe e strutturate.
”So bene che allargare la sede stradale è complicato perché bisognerebbe chiudere i fossi,” spiega nelle sue mail, “ma non si può fare finta di niente. I camion cui saltano gli specchietti o che finiscono nel fango sono all’ordine del giorno. Molti autisti, specie se stranieri o non della zona, non conoscono il pericolo e non rallentano. Se non mi fermo io, qualcuno finisce giù“.
Un appello alla responsabilità
Nonostante il tentativo di coinvolgere “mezzo mondo”, come dice lui stesso, la situazione al civico 95 rimane immutata. Le strisce bianche tracciate dopo l’ultima asfaltatura sembrano aver addirittura evidenziato quanto sia stretto quel passaggio, quasi a voler istituzionalizzare un pericolo evidente.
L’appello alla stampa è nella speranza che la visibilità pubblica smuova chi di dovere. La domanda che resta sospesa è tragicamente semplice: le istituzioni aspettano che accada una tragedia irreparabile prima di rispondere a una segnalazione tecnica così circostanziata?
I cittadini e i lavoratori del settore trasporti attendono risposte. Non solo mail di cortesia, ma interventi strutturali o modifiche alla viabilità che garantiscano il diritto fondamentale di percorrere le nostre strade in sicurezza.






































